Una veduta di Santarcangelo (Archivio fotografico  Provincia di Rimini).

A Santarcangelo tra cornuti, poeti e attori

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Se soggiornate in un hotel di Rimini e avete voglia di una “scampagnata” in mountain bike non troppo impegnativa e adatta anche ai bambini, dal punto in cui vi trovate, vi consigliamo di pedalare fino a Santarcangelo di Romagna. Si tratta di percorrere circa dieci chilometri, tutti in pianura, che vi consigliamo di affrontare prendendo la ciclabile che costeggia il fiume Marecchia, lasciandolo alla vostra sinistra. Lo sciabordio delle acque vi farà compagnia e pedalerete immersi nella natura. In primavera, potreste anche incrociare qualche piccolo gregge di pecore. Insomma, una pedalata in completo relax per godere delle bellezze della natura.

Uno scorcio del fiume Marecchia (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

Arrivati a Santarcangelo, lascerete la ciclabile per dirigervi verso il centro storico di questo paese di 22mila anime che, per certi versi, va considerato la “capitale culturale” della provincia di Rimini. Non certo per l’abbondanza di monumenti o di opere d’arte che pure sono presenti, quanto per aver dato i natali a un gran numero di poeti e di attori, in rapporto alla grandezza della città. Raccontiamo con ordine.

Cicloturismo a Santarcangelo

Usciti dalla ciclabile, seguendo le indicazioni che troverete sul percorso, arriverete in piazza Ganganelli, cuore amministrativo e commerciale della cittadina e lì vi accoglierà uno dei suoi due monumenti “simbolo”: l’arco di papa Clemente XIV Lorenzo Ganganelli, popolarmente detto “L’arco di Bech. Fu voluto dai santarcangiolesi (chiamati “clementini” proprio per via di questo papa) nel 1769, nell’anno in cui l’illustre concittadino venne eletto al soglio pontificio. Potete passargli sotto con la vostra mountain bike ma non fatelo se all’arcata dovessero essere appese due corna di bue: potreste scoprire di essere cornuti (“Bech” in dialetto). Una strana tradizione, legata alla Fiera di San Martino che, covid permettendo, si tiene ogni anno a ridosso dell’11 novembre, afferma che si è vittime di una moglie o di un marito fedifraghi se, passando sotto l’arco, le corna si muovono. Perché rischiare?

L’arco “di Bech” in piazza Ganganelli (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

I santarcangiolesi… sorprendenti

Già da questo primo accenno a metà fra la storia e il costume, potete accorgervi dell’alto tasso di originalità che è proprio dei santarcangiolesi. Passati sotto l’arco e attraversata la piazza, lasciate le biciclette ai piedi della piccola “scalinata” che vi si para davanti per salire il monte Giove (la collinetta che sovrasta il paese, dove si trova il caratteristico e medievale borgo antico). Certo, potreste arrivare in cima anche in bici, lasciando il centro alla vostra sinistra e salendo poi per l’antica Porta Cervese. E’ chiamata anche Porta del Sale perché si trova sulla via che anticamente collegava Santarcangelo con Cervia, cittadina importante per le sue saline. Però, arrampicandosi con la mountain bike per le pendenze non impossibili di questa collinetta, vi perdereste un paio di chicche dell’eccentricità santarcangiolese. Incollata a un antico muro e visibile a tutti, c’è la targa che ricorda in modo dolce e struggente Germano “calzolaio e assaggiatore di vino e acqua per conto di amici”. Continuando a salire, trovate il museo più incredibile del mondo: quello del bottone. Pensato e creato da Giorgio Gallavotti, contiene una collezione di più di 8500 bottoni provenienti da tutto il mondo suddivisi per epoche in maniera cronologica. Non dite che non è originale.

La targa in ricordo di Germano “calzolaio e assaggiatore di vino e di acqua per conto di amici” (foto di Flavio Semprini).

Continuando a salire a piedi o in mountain bike, fate voi, arriverete in cima al monte Giove e vi troverete sotto il Campanone, l’altro simbolo cittadino assieme all’Arco di Papa Clemente XIV. Costruito in stile neogotico nel 1893 e alto 25 metri, è coronato dall’immagine del patrono San Michele Arcangelo in ferro battuto a mano che funge da indicatore della direzione del vento. Da lì non vi resta che scendere e cercare la chiesa della Collegiata, dove troverete un quadro di Guido Cagnacci, noto pittore del Seicento italiano e pure lui, da bravo santarcangiolese, artista bizzarro e stravagante. Si diede alla fuga con una giovane e discussa vedovella e per questo fu bandito dal riminese…
E davvero la vena artistica dei santarcangiolesi sembra non esaurirsi mai. Nel campo della poesia si contano nomi come quelli di Nino Pedretti, Antonio Baldini, Gianni Fucci, Giuliana Rocchi e, soprattutto, il grande Tonino Guerra: poeta, scrittore, sceneggiatore per Fellini, Monicelli, Lattuada, Antonioni (fu candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Blow Up) e tanti altri. Se poi sarete fortunati, aggirandovi per il centro storico potreste imbattervi in protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo come Daniele Luttazzi, Fabio De Luigi o Chiara Baschetti. Insomma, quando siete a Rimini, inforcate la vostra due ruote a pedali e godetevi la bellezza e le possibili “sorprese” di Santarcangelo di Romagna.

Di Flavio Semprini

Vuoi sapere tutto sulla Mountain Bike?

Notizie, curiosità, consigli e guide per tutti gli appassionati di MTB.