Il recente emendamento alla legge di bilancio che prevede incentivi per le società che stipulano contratti di lavoro sportivi con atlete, apre, di fatto, alla possibilità di estendere la celebre legge 91, disciplinante lo sport professionistico ed attualmente riservata solo agli uomini, anche alle donne. L’equazione emendamento alla legge di bilancio e via libera al professionismo femminile non è corretta, ma è innegabile come un primo, ma importante, passo sia stato fatto nella direzione di dare anche alle atlete la possibilità di diventare a tutti gli effetti professioniste.

L’iter è e sarà molto lungo perché essere professionista implica tutta una serie di guarentigie oltre che di doveri: tutela giuslavoristica (maternità, infortuni, salari e previdenza) e sostenibilità economica su tutte. Proprio quest’ultima è la base sulla quale, dopo aver raggiunto un accordo sulle questioni tecnico-giuridiche, si concentrerà la discussione-trattativa fra tutte le parti in causa. Non tutti gli sport hanno la capacità, la forza di poter dar vita ad un circolo virtuoso atto all’introduzione del professionismo. Ricadono sotto l’ombrello della legge 91 solamente quattro discipline: calcio, basket (serie A1), golf e ciclismo. La vera sfida sarà far crescere il movimento sportivo femminile, calcio su tutti, e capire se il professionismo è un traguardo effettivamente raggiungibile e mantenibile nel tempo in favore, per esempio, di un regime, preso in esame recentemente dalla Lega Pro di calcio, di semiprofessionismo. Semiprofessionismo ed anche dilettantismo, se ben attuati e ben portati avanti, non sarebbero un mero ripiego od un passo indietro rispetto al sogno professionismo ma le soluzioni ottimali, vedasi a proposito quanto avviene con i successi della Superlega di Volley, per dare il giusto spazio a sport che magari, con il professionismo a tuti i costi, andrebbero in corso a gravi crisi economiche.