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Andrea Ferrari: “Corro in pit bike e mi diverto”

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Quattro chiacchiere con Andrea Ferrari, pilota meccanico telemetrista con un sogno nel cassetto…

E’ stato il grande protagonista della Selettiva Nord pit bike Under S1 tenutasi ad Adria sabato 26 giugno nell’ambito del Cnv MotoAsi. Lui è Andrea Ferrari, 41enne nato a Treviso e residente a Paese. A dir la verità, con un cognome del genere pare quasi un destino interessarsi ai motori e, in effetti, qualcosa di genetico c’è: “Da giovane mio papà aveva partecipato a gare di motocross e, quando ero piccolo, correva come pilota di rally. – Racconta Andrea. – Ma non è stato lui a mettermi sulla moto. Ho avuto il classico motorino a quattordici anni e, pur studiando, già a quindici anni lavoravo. Con i soldi messi da parte grazie al lavoro, a venti anni ho iniziato a correre. Ho cercato i miei sponsor e sono stato aiutato dal papà di un mio amico, titolare di un’importante azienda”.

Dall’Aprilia Challange alla pit bike

Oggi Andrea è un meccanico di moto e, per la squadra corse Bucci Moto segue come meccanico e telemetrista piloti in Pre Moto 3 e nel Civ Junior MiniGp. “Sono impegnato quasi tutti i week-end tra impegni di lavoro e gare. Mia moglie Cinzia mi ha conosciuto che già correvo e… diciamo che se n’è fatta una ragione”.

Andrea Ferrari

Quindi a venti anni inizi a fare sul serio.A ventuno anni, nel 2001, vinco il trofeo Aprilia Challenge. Nel 2002 partecipo al Civ 125 GP e a due gare dell’Europeo. Poi torno nella 125 Sport Production e nel Trofeo Yamaha R6 nel 2006. Resto fermo fino al 2012 quando un amico mi propone di tornare a correre con gli scooter. Vinco quel campionato nel 2012 e nel 2014 con il team Comix Performances. Nel 2013 mi ferma un brutto infortunio al polso destro che mi esplode letteralmente a causa di un incidente. Oggi è completamente bloccato. Nel 2015 sono passato alle pit bike e dal 2017 sono pilota ufficiale Bucci Moto. Nelle pit bike non ho mai vinto il titolo, al massimo ho fatto secondo o terzo e questo mi brucia da morire. Sono sempre stato competitivo e mi piace stare davanti”.

La prima volta in gara

Che emozione è stata la prima volta su una moto dentro un circuito? La prima cosa che ho cercato di fare è stata piegare fino a toccare col ginocchio a terra. Ci sono riuscito dopo un bel po’ di giri… e quando ce l’ho fatta mi sono detto: “Io voglio correre in moto per sempre”. Ho anche corso in auto una volta ma non ho provato nessuna sensazione particolare. Invece, la moto mi dà delle emozioni che nessun’altra cosa della vita mi ha mai regalato. Nel gareggiare in moto trovo un senso di libertà e sfogo che mi estrania da tutto”.

Andrea Ferrari in azione. Questa e la foto di copertina sono di Stefania Pighin.

Cosa ricordi della tua prima gara?La prima in assoluto è stata una prova del Trofeo Alpe Adria a Rijeka e mi ricordo di essere arrivato circa a metà classifica. Quella che mi ricordo molto bene è stata la prima del 2001 nell’Aprilia Challenge: Si correva a Vallelunga ed io sono andato in trasferta tutto solo, a bordo di un furgone verde che sodorava di gasolio. Ho fatto tutto da solo in quel week-end e, nonostante le difficoltà, sono salito sul podio. Da quella volta mi sono detto che forse sarebbe stato meglio avere con me almeno un amico per darmi una mano”.

“La pit bike è divertente”

Com’è avvenuto il passaggio alla pit bike nel 2015?E’ stato del tutto fortuito. Mi ci sono approcciato perché è un campionato economico e ci si può divertire. Mi è subito piaciuto. Costa poco, il livello è buono nella categorie top e si è tutti amici. Lo consiglio a chi non ha grossi budget e vuole comunque impegnarsi in un campionato stimolante”.

Hai un sogno nel cassetto? “A 41 anni dovrei dirti che non ce l’ho ma… invece sì. Lavorando in Pre Moto 3 vivo a stretto contatto con tanti bambini che hanno il sogno di diventare campioni. Ecco, il mio sogno sarebbe lanciarne uno che vada veramente avanti, diventi campione del mondo e poter dire che gli ho insegnato qualcosa. I bambini, quando sono bravi, sono veramente emozionanti da vedere correre. Perlomeno, io mi emoziono”.

di Flavio Semprini