Andrea “Lucky” Lucchetta è uno dei pallavolisti italiani più noti al mondo. Per oltre dodici anni ha giocato come centrale della Nazionale Italiana regalando ai tifosi emozioni indescrivibili. Campione del mondo nel ’90 a Rio De Janeiro, tre volte oro nella World League, bronzo alle Olimpiadi dell’84 a Los Angeles e quattro volte campione italiano a Modena, ha un palmarès di tutto rispetto.

La sua è stata proprio una carriera da vero leader. Il taglio a spazzola del capitano ha lasciato un segno indelebile in tutti gli appassionati di volley. A fare però la differenza è il suo carattere istrionico ed esuberante che, per fortuna, non si è spento con la fine della sua attività agonistica. Al contrario si è accentuato sempre di più tramite le sue esplosive telecronache Rai e il cartone animato Spike Team di cui è doppiatore.

Grazie al suo indiscusso carisma, Andrea Lucchetta, oltra ad aver conquistato i media, è diventato un vero e proprio punto di riferimento per chiunque volesse approcciarsi per la prima volta al mondo della pallavolo. Sempre disponibile a fornire consigli tecnici per le varie associazioni sportive, è diventato testimonial dello spirito di squadra.

1.    Come è nata questa tua passione per la pallavolo?

Ad essere sincero, fin da piccolo lo sport mi ha sempre affascinato. Prima della pallavolo ho praticato diverse discipline come il tennis, il basket e il nuoto. Il mio primo approccio al volley avvenne al liceo. Durante il biennio, mi accorsi di essere particolarmente portato per le attività che richiedessero una rete. Così al terzo anno decisi di iscrivermi in una società sportiva e iniziai a partecipare anche a diversi campionati. Verso la fine della scuola, durante l’anno del militare, fui contattato dalla Panini Modena per una prova. Da quel momento è iniziata la mia carriera ad alto livello.

2.    Cosa ha di diverso la pallavolo rispetto agli altri sport che hai praticato?

Da ragazzo praticavo tennis a livello agonistico e posso dire che non ha niente in comune con la pallavolo. Quest’ultima disciplina mi ha insegnato tantissimo. In primis a dare sempre il meglio di me in qualsiasi occasione. Devi ricordarti che non sei solo, ma fai parte di una squadra. I tuoi compagni sono tutto. Quando si fa un’azione a volley ogni giocatore si passa il pallone. Per farla in breve è come una catena di montaggio: senza l’alchimia di squadra l’attacco fallisce e si perde la partita.

3.    Secondo te, in questo sport, contano di più lo spirito di squadra o i risultati ottenuti?

Assolutamente lo spirito di squadra. I risultati arriveranno in un secondo momento. Alla fine sono obiettivi che tutti insieme dobbiamo conseguire. Nella pallavolo non puoi vincere da solo. Non esiste nessun “uomo-squadra”. Certamente può succedere che trovi lungo il percorso un ragazzino o una ragazzina che battono bene, fanno punto e sono estremamente portati. Arriva però il momento in cui ti rendi conto che hai bisogno dei compagni per vincere. Se il team è unito allora di conseguenza ci sono anche i risultati.

4.    Visto che il volley è uno sport di squadra, cosa si prova quando si per perde per colpa di un compagno?

Non esiste il concetto di colpa in questa disciplina e comunque questa possibilità la devi sempre mettere in conto quando si gioca. L’errore del compagno c’è e sempre ci sarà. Certamente se questo però ha dato il massimo non puoi dirgli nulla. In effetti, quando si vive questo genere di situazioni, bisogna essere consapevoli e coscienti che non si perde mai per una singola azione. La squadra non vince perché non è stata sufficientemente brava ad ottenere un vantaggio prima. Inoltre c’è sempre l’eventualità in cui l’avversario sia più bravo di te.

5.    Quanto ha inciso lo sport nella tua crescita personale? Lo trovi particolarmente utile nella formazione adolescenziale?

Lo sport, secondo me, deve diventare quasi un obbligo e quest’obbligo un divertimento. Non a caso io sono anche l’ideatore di un cartone animato estremamente educativo e formativo. Si chiama Spike Team e va in onda su Rai Gulp tutti i giorni. Attraverso questo programma riesco a trasmettere completamente allo spettatore questa mia passione per la pallavolo. Le protagoniste devono affrontare diverse sfide e solamente alla fine riusciranno ad ottenere i risultati sperati. Sono tutte perfettamente consapevoli che dietro alla vittoria c’è prima da compiere un lungo e tortuoso percorso che le aiuterà a crescere sia come donne che come sportive.

6.    Qual è il tuo compito come ambasciatore dello sport?

Grazie anche a questo cartone animato, il volley pian piano sta entrando nei programmi scolastici. Il mio compito come Andrea Lucchetta è quello di accogliere e avvicinare quanti più bambini possibili allo sport. Mi riconoscono perché mi guardano alla televisione e sanno che con me ci si diverte. Perché sono diventato Lucky? Perché voglio mettere a disposizione di tutti questo fenomenale percorso sportivo che personalmente mi ha dato molto. In sostanza sono un testimonial vivente di quanto possa essere importante l’attività fisica.

7.    Qual è stato il momento più bello e quello invece più brutto della tua carriera sportiva?

Ci sono stati tantissimi momenti indimenticabili. Dal punto di vista italiano sono stati sicuramente il primo e il quarto scudetto. Quest’ultimo, in particolare, è stato un’emozione spettacolare. Successivamente ci sono la vittoria ai campionati europei e quelli del mondo. Lì abbiamo veramente fatto il botto. Insieme ai miei compagni di squadra sono riuscito a raggiungere traguardi importantissimi. Il momento più brutto invece è stato qualche anno fa, quando cercavo di aiutare una pallavolista malata di leucemia. Purtroppo, non ce l’ha fatta e perdere una ragazza in quel modo, senza averle dato l’opportunità di creare e fare squadra con lei, è stato veramente brutto.

8.    I programmi per il futuro di Andrea Lucchetta?

Certamente andrò avanti con il cartone che, a mio avviso, è un elemento comunicativo fantastico. Inoltre continuerò la mia missione come telecronista Rai commentando le partite di alto livello. Per farla breve, proseguirò con il mio impiego come ambasciatore dello sport, del gioco e del divertimento. Potrete incontrarmi ovunque dalle piazze, agli ospedali e persino in varie società sportive. Andrea Lucchetta sarà lì per voi.