Contrariamente a quanto si possa credere, non ho mai giocato a rugby in vita mia. Questioni di amicizia mi hanno portato ad orbitare intorno a questa realtà. Prima di questa esperienza praticavo football americano in una società milanese, ma, dopo qualche infortunio, capii che fosse giunto il momento di smettere e di provare a vivere una disciplina sportiva, per così dire, simile.

Abitando ad Opera, una cittadina nell’hinterland milanese, l’unica sezione della polisportiva non ancora sviluppata in pieno era quella della palla ovale. Infatti, esisteva solamente la prima squadra. Così quando mi proposero di diventare uno dei dirigenti accettai il ruolo con l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo: un settore giovanile.

I primi anni a Città di Opera come dirigente

Come per tutti i grandi cambiamenti, l’inizio è stato a dir poco turbolento. Non avevo mai fatto il dirigente in vita mia e quindi, per ricoprire tale ruolo, decisi di iscrivermi al corso di management sportivo promosso dalla “Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia”. Non si parlava solamente di piccole realtà, ma anche di società competitive a livello nazionale. Infatti, ho avuto l’onore di conoscere il presidente del Pomì Casalmaggiore, una nota squadra di pallavolo che negli ultimi anni ha vinto lo scudetto e la Champions League. Solamente attraverso l’analisi di queste strutture ci si rende realmente conto come lo sport, a parte il calcio, è per lo più popolato da persone che credono nel progetto senza averne un ingente ritorno economico. La passione è sempre messa al primo posto.

Il ruolo del dirigente

Spiegato a parole mi accorgo che il ruolo del dirigente è forse il più noioso di tutti, ma, a mio avviso, può darti modo di avere grandi soddisfazioni in base ai risultati ottenuti. Lo sportivo punta sostanzialmente a terminare la propria stagione nel modo migliore. Il mio compito invece non è annuale, ma su un arco di tempo maggiore. È plausibile che possano esserci annate complicate in cui magari ti metti in testa un obiettivo quasi irraggiungibile. Bisogna solamente armarsi di molta pazienza e costanza e prima o poi i risultati arrivano. Il lavoro di gruppo è quasi fondamentale. Devi essere bravo a coordinare più persone senza mai essere presuntuoso o superare la loro competenza. Non esiste un buon dirigente, semmai si parla di una buona dirigenza.

La creazione di un settore giovanile

Come già detto prima, lo sport è passione e a livello territoriale, come nel caso della nostra polisportiva, è per lo più volontariato. In questi anni io e il mio gruppo abbiamo portato avanti l’obiettivo di creare un settore giovanile. Il primo anno siamo partiti quasi spaventati perché non abbiamo mai avuto a che fare con i bambini. In effetti questo significava aprire le proprie porte non solo ai piccoli atleti, ma anche ad altrettante famiglie. Dopo la prima stagione è stato un continuo crescere e quest’anno inauguriamo una nuova categoria: gli under 12.

Abbiamo lavorato bene, ma la nostra fortuna è stata quella di trovare genitori che hanno subito condiviso e sposato i nostri principi. Il piccolo rugbista deve fare prima di tutto sport. In media ogni anno un bambino cambia disciplina per svariati motivi. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a trasmettergli oltre ai sani valori sportivi anche conoscenze motorie. È impensabile, ma ahimè vero, che ci siano sempre più bambini di nove e dieci anni che non hanno mai appreso gli schemi motori di base quali, per esempio, i rotolamenti.

Prima di tutto bisogna educare i genitori

La famiglia gioca un ruolo fondamentale nell’istruzione dei piccoli atleti. Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare diversi incontri educativi per genitori e tifosi. In uno sport complesso e regolamentato come il rugby è umano sbagliare, ma nessuno si può permettere di insultare il lavoro altrui. Per far capire le varie difficoltà che i giovani atleti vivono in campo abbiamo introdotto partite di tag rugby dove a partecipare sono proprio gli adulti. Dopotutto solo vivendo la situazione in prima persona ci rende conto di quanto l’attività possa essere complicata.

Progetti per il futuro

Insieme ad altri dirigenti abbiamo creato un settore giovanile forte. Sono orgoglioso di dire che siamo riusciti a raggiungere la quota di 77 tesserati, che per la nostra disciplina è tantissimo, nella metà del tempo rispetto ad altre realtà rugbistiche. Abbiamo anche aperto una sezione femminile di cui siamo orgogliosi. I nostri progetti futuri si focalizzeranno soprattutto sul completamento del settore giovanile. Infatti, ci mancano ancora tre categorie importanti per arrivare alla prima squadra. Inoltre, continueremo le nostre collaborazioni con il Leone XIII e il Rugby Rho. Solo in questo modo lo sport ha la possibilità di crescere.