Torriana (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

Cicloturismo a caccia di fantasmi a Montebello

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Una biciclettata di poco meno di trenta chilometri fra andata e ritorno, da Santarcangelo di Romagna al castello di Montebello, per dare la caccia… a un fantasma. Potrebbe essere questo l’itinerario di una cicloturistica con nessun grado di difficoltà nei primi chilometri ma davvero impegnativa quando si tratterà di salire sui “cucuzzoli” dove si trovano il castello di Torriana, prima, e quello di Montebello, poi. Non tanto per le altezze assolute (siamo, in fondo, sulle colline alle spalle di Rimini, non sulle Dolomiti), quanto perché la strada s’impenna bruscamente. E’ un giro di circa un’ora ma che vi consigliamo di pedalare con calma per prendervi il tempo di gustarvi gli splendidi panorami della Valmarecchia e la visita al castello di Montebello.

Un muro in stile “classiche del nord”

Il castello di Torriana (Archivio fotografico Provincia di Rimini)

Andiamo con ordine. Si parte da piazza Ganganelli nel centro di Santarcangelo, una cittadina che chi ha letto i precedenti articoli dedicati al cicloturismo di The SportSpirit già conosce, e si pedala verso ovest sulla strada provinciale 14, la “santarcangiolese”. La via è larga ma piuttosto trafficata nei giorni di lavoro, quindi la prudenza è d’obbligo: mettetevi in fila indiana. Il percorso è fin qui pianeggiante e assolutamente pedalabile. Attraversata la frazione di Santo Marino e il territorio di Poggio Berni, si arriva al bivio per Torriana. Avremo pedalato per circa dieci chilometri. Per raggiungere il borgo si sale a quota 330 metri per due chilometri con pendenze superiori al 10%. Il castello si trova sulla cima di un’irta collina di 377 metri. Si tratta di pedalare per altri 800 metri all’11% minimo. Si sale dunque repentinamente quasi come sul “muro” di una classica del nord. Per darvi l’idea di quanto sia duro questo strappo, sappiate che Torriana nell’antichità era chiamata “Scorticata” per l’asperità dello spuntone di roccia, quasi del tutto privo di vegetazione, su cui è costruita la rocca. La fatica si farà sentire ma la vista ripaga. Nelle giornate di bel tempo si vedono tutta la verde valle del Marecchia da est a ovest, il fiume e il mare Adriatico. Non per niente l’altro appellativo di Torriana è: “Balcone della Valmarecchia”.

Per andare verso il castello di Montebello, dalla rocca di Torriana prendete via Castello e dopo quattro chilometri giungerete alla meta. Vi si presenterà di fronte un percorso vallonato, ricco di saliscendi ma meno impegnativo del precedente anche se l’ultimo tratto sarà ancora di salita perché Montebello è a 436 metri sul livello del mare. Avrete comunque il tempo di gustarvi il verde che vi circonda.

Cicloturismo e fantasmi

La porta d’ingresso al borgo di Montebello (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

La rocca di Montebello è conosciuta per la leggenda del fantasma di Azzurrina. Si racconta che Guendalina, bimba di cinque anni e figlia del feudatario Uguccione (siamo nel 1375), fosse nata albina. Viveva reclusa nel castello, nascosta ai borghigiani che temevano la sua diversità. La madre, nel tentativo di dare colore ai suoi bianchi capelli, li tingeva di nero. Ma i capelli albini non trattengono il colore. Così assumevano delle sfumature azzurre e per tutti Guendalina era “Azzurrina”. Un giorno, la bimba stava giocando con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo la leggenda, avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala all’interno della ghiacciaia cadendovi dentro. Quando si tentò di recuperare il corpo, non si trovò né la bambina, né la palla mentre il temporale sarebbe cessato nel momento stesso della sua scomparsa. E da quel momento sarebbe apparso il fantasma di Azzurrina.

Da quando il castello, che è stato dichiarato monumento nazionale italiano, è stato riaperto al pubblico, si eseguono costantemente ricerche e registrazioni audio/video per catturare suoni, rumori e immagini del fantasma. Queste vengono poi fatte sentire ai turisti al termine della visita guidata. E c’è chi giura di sentire il pianto di una bambina, oppure un urlo… Insomma, dopo le emozioni suscitate dal paesaggio e dalla salita, potrete chiudere questo giro cicloturistico con un altro genere di brivido.

Di Flavio Semprini