Foto di Lara Badioli da Pixabay.

Cicloturismo a Pennabilli, il rifugio delle madonnine e dei frutti dimenticati

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Se vi trovate in vacanza a Rimini e avete con voi la vostra inseparabile due ruote a pedali, da turismo o mountain bike poco importa, prendetevi una giornata intera e andate a visitare Pennabilli, un paese dell’Alta Valmarecchia davvero particolare, diverso da tutti gli altri borghi medievali che potete incontrare lungo questa valle che costeggia il fiume Marecchia.

Partendo dal centro di Rimini, si tratta di pedalare per circa 47 chilometri (94 fra andata e ritorno) sulla strada provinciale Marecchiese. Chi ha letto i precedenti articoli dedicati a Santarcangelo, Verucchio, Montebello e San Leo, avrà ormai imparato a conoscerla e dunque saprà che non si tratta di affrontare salite impossibili quanto, piuttosto, una strada che dopo la frazione di Villa Verucchio comincia a salire leggermente ma costantemente e dunque può farsi sentire nelle gambe di un cicloturista poco allenato. Del resto, si sale dal livello del mare fino ai 565 metri di Pennabilli. Continuando a inoltrarvi nella vallata, dopo queste antiche cittadine delle quali vi abbiamo parlato, troverete il fiume ad accompagnare costantemente il vostro viaggio; il verde di tutta la vallata; piccole frazioni come Pietracuta e Secchiano ma anche un importante centro agricolo e commerciale come Novafeltria. Da Novafeltria all’arrivo mancano ancora undici chilometri, quasi tutti in leggera salita.

Pennabilli e il “Museo Diffuso” di Tonino Guerra

L’Orto dei frutti dimenticati (Foto Apt Servizi Emilia-Romagna). In copertina, Pennabilli (foto di Lara Badioli da Pixabay).

Giunti a Pennabilli, vi troverete in una realtà di soli 3600 abitanti ma interessantissima dal punto di vista culturale. Pennabilli è, infatti, sede di un “Museo Diffuso” chiamato: “I Luoghi dell’Anima”che si dipana all’interno del paese. E’ nato da un’intuizione di Tonino Guerra, della cui figura abbiamo già parlato. Poeta, scrittore e sceneggiatore santarcangiolese, di fama mondiale, negli anni ’80 del secolo scorso scelse Pennabilli come suo “buon rifugio”, cercando una sorta di ritorno alle origini, un modo di vivere più “vero”. La sua creatività non tardò a manifestarsi e ha lasciato un’eredità che definire poetica non gli rende giustizia. Il suo Museo Diffuso comprende sette installazioni, tutte da vedere. A partire dall’Orto dei Frutti Dimenticati. L’idea di Guerra era che non si dovessero “perdere” nel tempo tutti quei frutti che non si coltivano più perché poco “redditizi”. Che non fosse giusto farli morire. Ed ecco che, allora, in un terreno abbandonato da decenni, trovarono la loro casa la pera cotogna e la Corniola, il Giuggiolo dalle olive dolciastre e la ciliegia allungata e quella Cuccarina, il Biricoccolo e le albicocche blu… Andare a visitarlo è una sorpresa per gli occhi e per il cuore. Su un muro in mattoni all’interno dell’Orto, si trova Il Rifugio delle Madonnine Abbandonate. Avete presenti quelle edicole votive, dedicate alla Madonna, che si trovano agli incroci delle strade di campagna? Le avrete notate tante volte facendo cicloturismo. Ecco… Guerra le ha volute sottrarre alle ingiurie del tempo e all’incuria e ne ha raccolte quante più ne poteva dando loro un rifugio dove non sentirsi sole e abbandonate.

Sempre nell’Orto dei frutti Dimenticati, si trova la prima di sette meridiane. Le altre sei percorrono una strada che parte da piazza Vittorio Emanuele II, la principale del centro storico. La “Strada delle Meridiane” si chiama così perché lungo il suo tragitto sono collocate sei meridiane od orologi solari, che scandiscono il tempo secondo metodi appartenuti a diverse epoche storiche. I diversi metodi di misurazione portano a considerazioni filosofiche fra una vita del passato, scandita lentamente dagli eventi naturali e la frenetica realtà contemporanea, calcolata con precisione tecnologica. Il “Santuario dei Pensieri, ” è, invece, una stanza a cielo aperto appartenuta a un’antica dimora malatestiana. Vi si trovano sette sculture in pietra, definite dallo stesso Tonino Guerra “sette specchi opachi per la mente”. Ognuna delle sette opere invita alla meditazione e a un percorso introspettivo favoriti, in questo, dal silenzio e dall’intimità del luogo.

A Pennabilli c’è un angelo coi baffi

L’angelo coi baffi (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

Quando sarete a Pennabilli, cercate anche l’ex Cappella dei Caduti. E’ il museo più piccolo del mondo perché dentro c’è spazio per un solo quadro: l’Angelo coi Baffi. Guerra aveva scritto una poesia (che trovate sui muri della celletta) nella quale raccontava di un angelo baffuto che non sapeva fare niente. Era così ingenuo che dava da mangiare agli uccelli impagliati di un cacciatore. Tutto il resto del Paradiso lo prendeva in giro ma, un giorno, gli uccelli impagliati mossero le ali, beccarono il mangime e volarono via felici. Il pittore milanese Luigi Poiaghi decise di rendere in un quadro questa poesia. E oggi quest’opera fa parte, anch’essa, della storia di questo borgo.

Le ultime due installazioni del Museo Diffuso si trovano in due differenti frazioni del borgo. Il Giardino Pietrificato è nella frazione di Bascio, dove alla base di una torre millenaria sono collocati sette tappeti di ceramica dedicati a sette (questo numero è ricorrente nella poetica di Guerra) personaggi storici legati all’antichissima torre (da Uguccione della Faggiola a Ezra Pound). La Madonna del rettangolo della neve è, infine, una piccola chiesa che si trova nella frazione di Cà Romano. La tradizione popolare narra che gli abitanti del piccolo villaggio si dilungassero sulla scelta del luogo su cui erigere una cappella dedicata alla Madonna fino a quando, nel mese di agosto, un’inaspettata e quindi miracolosa nevicata, non delimitò un rettangolo che venne interpretato come luogo prescelto dalla Madonna. All’interno è stata collocata una formella della ceramista Muky raffigurante proprio Maria. Mentre sul portone d’ingresso c’è disegnata una grande foglia, opera dello stesso Guerra.

Dite la verità: pedalare fino a Pennabilli non è come tuffarsi in una poesia?