La fortezza di San Leo e il Duomo (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

Cicloturismo a San Leo, dentro il medioevo

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Pedalare, attraversare un arco di antichi mattoni e ritrovarsi in pieno medioevo. E’ la sensazione che si prova quando si raggiunge San Leo, comune della Valmarecchia di 2800 abitanti, alle spalle di Rimini, il cui borgo antico si trova su un’irta collina a 589 metri sul livello del mare.

Salendo verso il borgo di San Leo

Porta d’entrata e via Montefeltro (Archivio fotografico Provincia di Rimini)

Se pedalate su una bici da strada, per raggiungerlo dal capoluogo di provincia potete prendere la strada provinciale 258, conosciuta come “La Marecchiese”. Se avete una mountain bike, più adatta allo sterrato, prendete la ciclabile del Marecchia. Ne avrete per circa 35 chilometri (70 fra andata e ritorno) di pedalata tra le verdi colline della provincia di Rimini. Sia nell’uno che nell’altro caso, il percorso è pedalabile anche se, partendo dal mare e andando verso l’Appennino, la strada tende a salire, seppur gradatamente. Il problema vero per le vostre gambe arriverà quando dovrete lasciare la provinciale (o la ciclabile a fianco del fiume Marecchia) per inerpicarvi fino allo spuntone di roccia su cui è appollaiato il borgo antico. In pratica, arrivati nella frazione di Secchiano, troverete le indicazioni per San Leo. Prendete il ponte sul Marecchia e da lì la strada comincerà a salire leggermente ma niente di problematico. Alla vostra destra e alla vostra sinistra tanti campi coltivati e qualche casa isolata ma niente alberi che possano regalarvi un po’ di frescura. Arrivati a Ca’ Ottaviano (niente più che un gruppo di case), la strada aumenterà le pendenze fino all’8%. Si prosegue con queste pendenze fino alla frazione Cella. A questo punto avrete percorso circa 4,7 chilometri dall’inizio della salita. Resta circa un chilometro da affrontare, ondulato e con una breve salita finale che permette di entrare nel borgo antico di San Leo, cioè in un paese rimasto così com’era nel medioevo, fra piccole strade in acciottolato, storiche mura e marmorei stemmi patrizi scolpiti sui palazzi più importanti. Sinceramente, le vostre modernissime due ruote a pedali dai colori vivaci rischiano di creare un certo effetto di straniamento perché da un momento all’altro ci si aspetterebbe di veder spuntare un cavaliere in armatura o un giullare di corte… non un cicloturista in pantaloncini corti.

San Leo è veramente interessante. Il duomo risale al VII secolo ed è stato ristrutturato attorno al 1100, in stile romanico longobardo. Curiosamente, la porta d’entrata si trova su una fiancata perché la facciata è situata…su un ripido strapiombo! Come la gran parte degli edifici del borgo, il duomo non ha fondamenta perché è costruito sulla roccia. All’interno, anche le scale che conducono alla cripta sono scavate nella roccia e, fra colonne e navate poco illuminate dall’esterno, sembra di essere in una scena de “Il nome della Rosa”.

San Leo “capitale” d’Italia?

La fortezza di San Leo e il Duomo (Archivio fotografico Provincia di Rimini).

Quanto sia stato importante San Leo in epoca altomedievale lo arguiamo anche dal fatto che, in un certo senso, fu la “capitale” del regno d’Italia. Come avvenne ciò? Nell’anno 950 Berengario II, marchese di Pavia discendente da una dinastia dei Franchi, per una serie d’incroci dinastici e lotte fra nobili, aveva ottenuto il titolo di “Re d’Italia”. Attaccato da Ottone, re di Germania che agiva per conto del papato, Berengario trovò il suo ultimo rifugio proprio nella Rocca di San Leo che divenne così la capitale del Regno d’Italia, almeno fino alla resa di Berengario che avvenne nel 962.

A proposito della Rocca di San Leo. Si trova nel punto più alto del borgo ed era già un forte in epoca romana. Chiaramente da lì si aveva una visuale perfetta su tutta la vallata e si era in grado di individuare i nemici già a molti chilometri di distanza. Era quasi inespugnabile e in epoca rinascimentale fu contesa dai Malatesta, signori di Rimini e dai Montefeltro, signori di Urbino. Federico da Montefeltro affidò l’ammodernamento della Rocca in chiave difensiva nientemeno che a Francesco di Giorgio Martini, una delle figure più emblematiche del Rinascimento italiano. Passato ai Della Rovere nel 1527, da forte difensivo fu trasformato in carcere e nelle sue prigioni vennero ospitati anche personaggi importanti come Cagliostro e il rivoluzionario Felice Orsini. Oggi è un museo d’armi e una pinacoteca e vale davvero la pena visitarlo.

Di Flavio Semprini

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