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Cicloturismo da Rovereto a casa di Giulietta

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Affrontiamo la ciclabile dell’Adige nel tratto che va da Rovereto a Verona.

E’ un percorso piuttosto impegnativo in quanto a chilometraggio (76 chilometri di sola andata tutti sulla ciclabile o su strade secondarie) ed è dunque necessario essere un po’ allenati se si pedala su una mountain bike o su una gravel mentre una ebike può di certo rendere la ciclo gita molto meno impegnativa. Però, va detto che la pendenza è negativa (si parte dai 204 metri sul livello del mare di Rovereto fino ai 59 di Verona) e, a parte qualche tratto in pendenza, fondamentalmente si riesce a pedalare con buona agilità.

Cicloturismo e prima guerra mondiale

Il castello di Sabbionara (foto Wikipedia). Copertina tratta da Snappygoat.com

Va detto che questo tratto della ciclabile dell’Adige fa parte della ciclopista che parte da Passo Resia, alla sorgente dell’Adige e arriva a Rosolina sul mare Adriatico, la foce di questo fiume. Anche questa ciclabile rientra nel progetto della ciclopista del Sole che, una volta ultimata, dovrebbe collegare l’Italia del Nord a Roma all’interno del progetto EuroVelo 7, come la ciclovia da Modena a Bologna della quale abbiamo scritto qualche settimana fa.

Prima di partire da Rovereto, facciamo un salto sul Colle di Miravalle a vedere Maria Dolens, la “Campana dei Caduti”, uno dei simboli di questa città. Si tratta di un’enorme campana (pesa più di 22 tonnellate, è alta 3,36 metri e il suo diametro è di 3,21 metri), fusa per la prima volta nel 1924 per volere di un sacerdote roveretano, Antonio Rossaro, con il bronzo dei cannoni delle 19 nazioni partecipanti alla prima guerra mondiale. L’idea era di ricordare i caduti di tutti i Paesi e farne un simbolo di pace. Non ebbe una vita facile questa campana che dovette essere fusa più volte per vari problemi fino al 1965 quando trovò il suo “assetto” e la sua sede definitivi. Da allora batte ogni sera i suoi ritocchi per ricordare i morti di tutte le guerre.

Cicloturismo nel castello

Partendo da Rovereto, si prende la ciclabile e, dopo qualche chilometro, si attraversa l’Adige sulla diga del piccolo Comune di Mori. Si costeggia la ferrovia del Brennero fino alla frazione di Chizzola, nel Comune di Ala. Il paesaggio che ci circonda è quello tipico del Trentino: soprattutto boschi di conifere ma anche di faggi e aceri. Del resto, il 50% del territorio del Trentino è ricoperto da alberi. Dopo circa 25 chilometri si arriva ad Avio dove, Covid permettendo, sarebbe bene visitare il castello di Sabbionara, bellissimo, incastonato com’è tra gli alberi sulle pendici del monte Vignola. Una triplice cinta di mura merlate difende il cuore del castello: il palazzo baronale e il mastio, dove si conserva, nella cosiddetta “Camera dell’Amore”, un ciclo di affreschi allegorici sull’amore. Un tema poco usuale nella pittura del Trecento.

Gli ultimi chilometri trentini della ciclabile sono tutti a fianco dell’argine dell’Adige fino a Borghetto sull’Adige (siamo a circa 30 km dal via), ultimo paese prima di passare in Veneto. Oggi è una frazione del Comune di Avio ma fino al 1918 è stato sede della dogana austriaca ai confini con l’Italia ed è considerato il confine sud del Tirolo storico.

Cicloturismo tra i forti

L’Arena di Verona (foto Wikimedia Commons).

Passato “l’antico confine”, in Veneto la ciclabile prosegue sia sulla riva destra che sinistra dell’Adige, sfruttando gli argini del fiume e stradine di campagna. Dopo circa altri 25 chilometri da Borghetto, si arriva ai forti del gruppo di Rivoli, una serie di fortificazioni erette dall’impero austriaco nella seconda metà dell’Ottocento a difesa della Piazzaforte di Verona. Da qui, si prosegue seguendo la ciclabile Rivoli – Bussolengo che ci porterà fino a Verona, più esattamente nella frazione di Chievo, nota per la sua diga / ponte sull’Adige che è anche un attraversamento ciclopedonale che porta dentro la città di Verona (siamo a circa 4,5 chilometri dal centro storico).

Raccontare le bellezze di Verona richiederebbe un articolo a parte: dall’imponente Arena alla casa di Giulietta, meta di tutti i “malati d’amore” del mondo; dalla chiesa di San Zeno Maggiore, dove si trova una pala di Andrea Mantegna, fino a piazza delle Erbe e a piazza Bra e a tanto altro. Occorrerebbe fermarsi almeno un paio di giorni per visitare, in bici, le architetture e l’arte cittadine. In effetti, girare il centro storico di Verona in bicicletta è piuttosto agevole e, difatti, diverse realtà locali organizzano dei tour tematici guidati per i turisti su due ruote a pedali. Bisognerebbe approfittarne.

Di Flavio Semprini