1. Copertina Treviso e il fiume Sile (foto DEZALB da Pixabay).

Cicloturismo nel cimitero… dei burci

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Da Treviso a Lido di Jesolo passando per il cimitero dei burci. E’ una passeggiata che si può affrontare con la mountain bike in assoluta tranquillità perché si pedala sempre in pianura. Siamo all’interno del parco regionale del Sile e, poi, lungo la strada di gronda della laguna veneta, in un contesto naturalistico molto interessante. Lungo il fiume si potranno ammirare diverse ville venete oltre alle testimonianze delle attività umane legate all’acqua, dai mulini e dalle antiche fabbriche della periferia di Treviso, fino ai cascinali abbandonati nelle terre lungo il taglio del Sile.

Cicloturismo sulla Greenway del Sile

Una foto aerea di una parte del cimitero dei burci. (foto wikimedia commons – progettoburci). In copertina, Treviso e il fiume Sile (foto DEZALB da Pixabay).

La lunghezza del percorso (poco più di cento chilometri fra andata e ritorno), può essere compensata da un buonissimo piatto della cucina jesolana a metà percorso, tipo le sarde in saor (sono sardine fritte, immerse nella cipolla appassita in olio e aceto con l’aggiunta di uvetta e pinoli e poi lasciate macerare per due giorni. Un piatto freddo davvero stuzzicante). Per non parlare della bontà della cucina e dei vini trevigiani al ritorno al punto di partenza. Ci limitiamo a suggerire di provare un piatto a base di radicchio rosso di Treviso Igp tardivo o precoce che può essere preparato in svariati modi: servito crudo con aceto balsamico, saltato in padella o arrostito con pancetta. Oppure, di gustare il tipico risotto al radicchio o, se proprio si vuole recuperare immediatamente le forze, le lasagne con radicchio, casatella e salsiccia. Sui vini, non si transige. Questa è la terra del Prosecco per cui non ci si può esimere dal gustare unbianco Colli Asolani o un bianco Conegliano Valdobbiadene. Due perfetti Prosecchi Docg.

Per meritarsi queste bontà, prima si dovrà affrontare questa bella pedalata su quella che è conosciuta come la Greenway del Sile, la ciclabile che si può prendere da via Alzaia a Treviso, strada che alla sua sinistra lascia le mura cittadine e, alla sua destra, ha il fiume Sile, il quale sarà una presenza pressoché costante per tutto il tragitto. Da via Alzaia, la ciclabile prosegue tra testimonianze di archeologia industriale fino alla chiusa che si trova nel vicino Comune di Silea. Qui si attraversa il fiume passando sul lato destro. Poco dopo arriverete al cimitero dei burci. I burci erano dei battelli a fondo piatto, adatti alla navigazione fluviale. In questo luogo se ne contano sette, affondati (non si sa se per disgrazia o per qualche altro motivo), assieme ad altre dodici tipiche imbarcazioni fluviali. Il posto ha un qualcosa di spettrale ma è molto suggestivo. Si vedono affiorare i resti di queste barche, ognuna con una sua storia che i ricercatori del luogo cercano di scoprire e di raccontare.

Cicloturismo sul sagrato di Sant’Ulderico

La torre di Everardo vista dal fiume (Foto Wikipedia).

La ciclovia continua lungo il fiume fino a Lughignano. Si arriva nella frazione di Rivalta e da lì si passa su strada vicinale fino al Comune di Casale sul Sile, dove si riattraversa il fiume e si torna sulla riva sinistra, proseguendo per qualche chilometro. Nel paesino di Musestre, la ciclabile incrocia la chiesa di Sant’Ulderico (letteralmente costruita dirimpetto al fiume, praticamente si pedala sul sagrato) e la torre di Everardo, tutto ciò che rimane di un castello di epoca longobarda. Non è visitabile ma vale la pena fare una sosta per dare un’occhiata. Dopo aver attraversato il Sile ancora una volta, si ripassa sul lato destro. Si prosegue sempre costeggiando l’asta fluviale fino all’abitato di Portegrandi, dove una volta il fiume sfociava nel mare. Perlomeno fino a quando i veneziani, nel 1683, non ne deviarono il corso trasferendo le acque del Sile in quelle del Piave e deviando anche quest’ultimo.

E’ qui che la ciclabile entra sulla strada di gronda lagunare, un rettilineo di ben undici chilometri che porta fino a Caposile. Per proseguire verso Jesolo, si dovrà svoltare a destra duecento metri prima di un ponte di barche, dove la strada bianca gira verso la laguna costeggiando un bosco. Il tragitto prosegue sempre su strade dedicate seguendo il fiume fino ai resti della torre del Caigo (o Caligo). Un edificio di epoca alto medievale che aveva due funzioni: difesa del territorio e “casello” di pedaggio per i commercianti che andavano verso Venezia. Dopo altri quattro chilometri si arriva a Jesolo Paese e, dopo aver riattraversato il fiume per l’ennesima volta, si prosegue su via Sauro fino a incrociare la rete ciclabile cittadina che, andando in direzione est, porta fino a piazza Drago, la piazza principale di Lido di Jesolo. Siamo a due passi dal mare e alla fine del nostro percorso.

Dati tecnici:

Lunghezza totale: circa 100 chilometri

dislivello: nessuno.

Difficoltà: facile

Di Flavio Semprini