È difficile trovare le parole giuste che descrivano al meglio cosa sia stata e cos’è tutt’ora la ginnastica artistica per me. È una passione che mi accompagna praticamente da tutta la vita, dapprima come atleta e poi come allenatore.

Ho iniziato a praticare questo sport fin da piccolo. Avevo cinque anni quando i miei genitori decisero di iscrivermi in palestra. Da quel preciso momento quel posto divenne la mia seconda casa. Ammetto che è piuttosto insolito per un maschio affacciarsi a questa disciplina prima di tutto perché non è molto conosciuta, ma soprattutto perché i bambini preferiscono giocare a calcio o a basket.

Le soddisfazioni come ginnasta

Non terminai neanche il primo anno nei corsi di base che subito fui selezionato in agonismo. Gli allenamenti erano tosti, richiedevano molto sforzo fisico, ma la soddisfazione di riuscire a compiere movimenti complessi era qualcosa di impagabile. Trattandosi di elementi anche pericolosi capitava spesso di farsi male, però grazie agli infortuni ho imparato a rialzarmi e a reagire alle difficoltà.

In quasi 20 anni di gare è arduo scegliere quale sia stata quella più bella. Ogni competizione ha lasciato in me un segno indelebile. Certamente non potrò mai dimenticare la prima manifestazione internazionale cui ho partecipato e nemmeno il mio debutto in Serie A sfidando ginnasti di fama mondiale come Igor Cassina o Jury Chechi. Poi a seguire ovviamente vengono i due titoli italiani vinti alle parallele pari.

Perché diventare allenatore di ginnastica artistica?

Questa disciplina mi ha regalato tantissime emozioni e ancora adesso non smette di farlo. Sinceramente non so quale sia stato il vero motivo che mi ha spinto ad intraprendere il lungo e complesso percorso per diventare un allenatore di ginnastica artistica. Tutt’ora mi chiedo se fosse stata una mia scelta o se, piuttosto, una conseguenza di tanti anni passati in palestra.

Spesso capita che quando diventi più grande i ragazzini più piccoli ti chiedano consigli tecnici o personali per migliorarsi sempre di più. Poi in qualità di capitano della squadra diventi un vero e proprio punto di riferimento per gli altri. Credo proprio che grazie a queste circostanze io abbia capito che non esiste niente di più bello che trasmettere la propria passione ad estranei. Così diventai l’insegnante di un piccolo gruppo di nuove leve.

I traguardi come allenatore

La mia filosofia da istruttore ha sempre adoperato il divertimento a scopo formativo. Questo sport chiede uno sforzo fisico sovrumano costante ed è giusto, qualche volta, sdrammatizzare i momenti più tosti. Combinando lo spasso con la disciplina sono riuscito a portare due generazioni di ragazzi a partecipare alla Serie A e a vincere titoli nazionali ed internazionali.

Ad essere sincero, questi traguardi passano in secondo piano quando realizzi finalmente di aver contribuito a creare un gruppo straordinario, una squadra dove l’amicizia è un pilastro fondamentale. Capisci di aver svolto bene il tuo compito quando alla fine di una gara il tuo ginnasta sente il bisogno di abbracciarti. In quel semplice gesto c’è racchiuso tutto dalla sua fiducia ai sacrifici e alle arrabbiature. Una sensazione che vale più di qualsiasi medaglia.

Dalla ginnastica artistica maschile a quella femminile

Mi è sempre piaciuto fare nuove esperienze e mettermi continuamente in gioco. Così quando mi proposero di cambiare società ed allenare questa volta un gruppo di ragazze non mi tirai indietro. Subito mi accorsi che tra le due discipline, seppur simili dal punto di vista tecnico, c’è un abisso.

Prima di tutto, in età scolare, la bambina è più matura e attenta rispetto al maschio che ha ancora parecchie difficoltà a concentrarsi. Inoltre, la carriera professionistica di una donna si conclude molto prima rispetto all’uomo che invece può continuare a competere anche oltre i trent’anni. Questa fretta spinge ad aumentare notevolmente il carico di lavoro sulla femmina che spesso cede dal punto di vista caratteriale. Per quanto riguarda la sfera emotiva di fatti sono molto fragili e talvolta anche permalose.

Una volta superate queste difficoltà iniziali, il mio approccio alla ginnastica artistica è rimasto sempre lo stesso. Da ormai cinque anni ho cresciuto questo gruppo di bambine e alla fine del mese di giugno parteciperemo ai campionati Italiani di Serie D a Rimini. Un’altra grande soddisfazione da aggiungere alla mia lunga serie.