Hiking - hikers looking at map. Couple or friends navigating together smiling happy during camping travel hike outdoors in forest. Young mixed race Asian woman and man.

Come orientarsi nell’era digitale: non tutto è facile come sembra

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Come fare ad orientarsi con lo smartphone in montagna? Ecco qualche utile consiglio

Ai fini dell’orientamento in montagna, un banale smartphone è un concentrato di risorse e di tecnologia semplicemente inimmaginabile solo due o tre decenni fa: mappe satellitari di tutti i tipi, posizionamento GPS e relative “tracce”, radar meteorologici per valutare l’avanzata di nuclei temporaleschi, bussola digitale, altimetro, condivisione della posizione con altre persone, web cam per verificare le condizioni meteo effettive in tempo reale, descrizione di itinerari sempre disponibili e in estrema abbondanza, e si potrebbe continuare.

Le nuove tecnologie digitali hanno senza dubbio rivoluzione in modo di orientarsi in montagna, mandando sostanzialmente in pensione la classica bussola ad ago, le svolazzanti cartine cartacee più o meno affidabili e il classico altimetro barometrico, di cui ci si dimenticava sempre la taratura. Oggi, con un semplice “clic” sullo schermo dello smartphone, possiamo invece sapere con esattezza dove ci si trova, dove si trova la nostra destinazione, e qual è il percorso da seguire, magari precaricato in precedenza (le cosiddette “tracce GPS”). In pratica, dovrebbe essere impossibile perdersi o sbagliare percorso. Ma è proprio così?

Trekking in the spring forest

E se lo smartphone non funzionasse?

Uno dei tipici problemi dei moderni smartphone è che potrebbero non funzionare proprio quando ne avremmo più bisogno, tenuto conto che ci troviamo in un ambiente potenzialmente ostile: ad esempio, le basse temperature potrebbero scaricare prematuramente la batteria, oppure in alcune zone (altopiani, valloni incassati, ripidi canaloni etc.) potrebbe non esserci campo.

Come basilare regola prudenziale, dobbiamo quindi comportarci come se lo smartphone non esistesse: studiare preventivamente il percorso su una cartina e sulla base di una o più relazioni, da stampare e portare con sé, unitamente alla classica bussola. Non dimenticare altresì una batteria di scorta (carica) per lo smartphone e il relativo cavo di collegamento. Lo smartphone non deve inoltre indurre a “rischiare più del dovuto”: “Tanto, poi, se mi perdo chiamo il Soccorso Alpino”.

I boschi, novelli labirinti…

In realtà, la gran parte dei problemi di orientamento non si hanno negli spazi aperti d’alta montagna, bensì nei boschi di media e bassa quota, complice il fatto che, negli ultimi decenni, essi si sono fatti sempre più fitti, intricati e selvaggi, causa la pressoché totale mancanza di manutenzione.

Spesso, ci si trova a camminare nel fitto di un bosco lungo una traccia appena percepibile, intuendo più che vedendo il percorso corretto, sfruttando magari qualche segnavia sbiadito sui tronchi o sui sassi. In casi come questo, a volte può bastare un passo a sinistra oppure a destra per perdere la traccia giusta, e ritrovarsi quasi senza accorgersene a “ravanare” nel fitto del bosco, tra rovi e arbusti quasi inestricabili.

Una situazione nella quale il GPS o le tracce precaricate possono aiutare ben poco, tenuto conto della loro inevitabile approssimazione. In altri termini, nei boschi è sempre richiesta la massima attenzione, con il GPS che potrà fornirci solo una “indicativa” direzione di marcia, e non potrà mai indicarci “esattamente” il percorso da seguire quando la traccia si perde e diventa evanescente.

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In conclusione

Pur nella loro grandissima utilità, non dobbiamo fidarci ciecamente e unicamente delle nuove tecnologie, ma dobbiamo prudenzialmente comportarci come se lo smartphone non esistesse.  Avere quindi sempre con sé una carta topografica cartacea, una relazione dell’escursione stampata e una una bussola (e se possibile il classico altimetro). Un’attrezzatura di riserva che non potrà mai scaricarsi e che funzionerà sempre e comunque.