Non ricordo con precisione come sia nata questa mia passione per il calcio. Suppongo di aver avuto un’esperienza simile alla stragrande maggioranza dei bambini che si affaccia per la prima volta a questo sport. Però, nel momento in cui ho realizzato che non sarei mai riuscito a diventare un calciatore professionista, ho deciso di rimanere nell’ambiente come addetto ai lavori.

In Italia il calcio è la disciplina sportiva più praticata tra i maschi. Per fare un paragone se in America tra i ragazzi è popolare il baseball e il football, nel nostro paese invece una grossa fetta di giovani vogliono dedicarsi al pallone.

I primi approcci con il calcio

Prima di intraprendere il lungo e tortuoso percorso dell’allenatore, ero un calciatore che non ha mai raggiunto altissimi livelli. Dopo anni come dilettante riuscì ad avere la soddisfazione di giocare una stagione come professionista. Fu proprio grazie a quest’esperienza che capii di non poter mai diventare un giocatore famoso, ma avrei potuto realizzarmi come tecnico. Così, terminate le superiori, presi la fatidica decisione di iscrivermi a scienze motorie. Durante tutto l’iter di studi ho sempre cercato di collegare ciò che stavo apprendendo con la disciplina del calcio personalizzando di conseguenza i miei allenamenti.

Dalla giovanile alla prima squadra del Milan

Spesso si crede che sia più difficile allenare le prime squadre piuttosto che le giovanili. Avendo affrontato entrambe le realtà posso sicuramente affermare che non è così. Fare un ottimo lavoro con i più piccoli è complicato, ma fondamentale. Infatti, oltre ad insegnar loro a calciare un pallone, devi sempre tenere presente che i tuoi atleti sono nel pieno dell’età formativa e quindi gli esercizi proposti dovranno aiutarlo a crescere anche dal punto di vista della mentalità, del pensiero e del comportamento.

Ho lavorato parecchi anni nel contesto del Milan insieme a Filippo Inzaghi. Qua i giovani vengono selezionati esclusivamente per le loro abilità motorie e tattiche senza però tenere conto della personalità. Quest’ultimo infatti diventa un ambito di competenza dell’allenatore. Purtroppo, non sempre tutti i ragazzi riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati. Molti di loro si perdono lungo il percorso, altri fortunatamente riescono invece a concluderlo diventando giocatori professionisti.

Nelle prime squadre è chiaro che hai a che fare con atleti più esperti che oltre ad essere arrivati lì per il loro talento sono anche già formati dal punto di vista caratteriale. In queste situazioni il compito dell’allenatore diventa leggermente più facile poiché deve solamente distinguere i calciatori che sono maturati grazie alle loro numerose esperienze da quelli invece che stanno affrontando questa realtà per la prima volta. Tuttavia, il mister deve tenere conto che non sempre i giocatori sono predisposti a migliorarsi ancora, specialmente se raggiunti alti livelli. Forse è questa l’unica difficoltà che si potrebbe presentare loro. Detto in poche parole il ruolo del tecnico delle prime squadre si riduce spesso nel dare ordini strategici sul gioco.

Progetti per il futuro

Dopo l’esonero dall’Ascoli ho deciso di ritornare a scuola ad insegnare ai miei studenti. Oltre ad essere un tecnico sono prima di tutto un professore di educazione fisica. Al momento il mio futuro calcistico è incerto, bisogna vedere e valutare quali possibilità mi offrirà l’ambiente. È un settore particolarmente chiuso dove a far carriera come allenatore sono principalmente gli ex giocatori famosi.

In questi mesi di pausa dallo sport ho deciso di scrivere un libro dal titolo “4-3-2-1” come il più famoso sistema di gioco. Il mio obiettivo è stato quello di utilizzare questo schema per dimostrare un’efficace metodologia su come arrivare ad applicarlo. In questi anni da tecnico mi sono accorto che tutta la letteratura calcistica affronta la tematica “su cosa fare”, ma mai nessuno spiega il “come” arrivarci. Così ho preso la decisione di scrivere un manuale metodologico nel quale illustro il giusto lavoro da fare e quali strategie utilizzare sui più giovani.