Vero e proprio monumento del tennis, Adriano Panatta si racconta in esclusiva a “TheSportSpirit”. Passando dall’anno magico in cui vinse Internazionali d’Italia, Roland Garros e Coppa Davis, alla passione per la motonautica. Parla poi del suo nuovo progetto imprenditoriale nella sua Treviso. E tra Federer e Nadal…

Quale è stato il momento o l’episodio in cui ha capito che poteva sfondare come tennista e perché proprio in quell’occasione?

Non c’è stato un episodio in particolare, da quando ho iniziato a giocare ho preso maggiormente confidenza con questo sport e poi sono stato sempre affiancato da grandi professionisti dai quali ho appreso molto.

Il suo anno magico è stato il ’76 in cui ha vinto gli Internazionali d’Italia, il    Roland Garros e la Coppa Davis; con quale aggettivo descriverebbe ognuna di queste tre indimenticabili vittorie e quali ricordi ha di quella stagione?

Sognavo di vincere tre cose: Roma, Parigi e la Davis e ci sono riuscito. Tutte e tre sono state vittorie indimenticabili in competizioni affascinanti ed emozionanti, con Roma che ha sempre un sapore speciale. L’unico rammarico rimane la sconfitta con Du Pré ai quarti di Wimbledon del 1979.

Oltre al suo talento c’è un “segreto” grazie al quale detiene tutt’ora il record di matchball salvati in una partita?

La leggerezza, scendere in campo consapevoli della propria forza e leggere con attenzione ogni match. È mia opinione di come lo sport sia in grado di dare un grande senso di libertà a chi lo pratica. Intendo dire che, una volta che gli atleti sono dentro al campo di gioco, questo è per loro il vero senso di gratificazione, di libertà.

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Una volta appesa la racchetta al chiodo è passato alla motonautica, come è avvenuto il passaggio tra questi due sport così diversi e cosa ha trovato nella nuova attività?

Come in tutto ciò che ha contraddistinto la mia vita ho seguito la passione e mi sono trovato a competere ad altissimi livelli con l’obiettivo di divertirmi. 

Come vede l’enfant prodige Jannik Sinner e le altre giovani promesse azzurre?

Sinner è molto ben seguito e allenato, è completo nei fondamentali. Ha tutte le carte in regola per poter entrare stabilmente nei primi dieci al mondo. In generale ad oggi abbiamo 7-8 tennisti nei primi 100: Sinner, Fognini e Berrettini sono quindi in buona compagnia. 

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Cosa l’ha spinta ad acquistare recentemente lo storico Tennis Club Bepi Zambon di Treviso? Quali sono i progetti?

Essendo molto legato a Treviso perché qui ricevo sempre tanto affetto, volevo lasciare qualcosa a questa città e così, quando Bepi Zambon mi ha chiamato, sono andato a vedere. A dire il vero ero contrario ad acquisire un tennis club, anche se nel corso degli anni qualche occasione l’ho avuta. Poi però ho visto questa opportunità, ho pensato che a Treviso ci sto bene e ho ragionato da imprenditore. Il progetto ormai è avviato e di quello che c’è adesso non rimarrà nulla: verrà rifatta la piscina, costruiti 11 campi da tennis e 4 per il paddle, mentre spariranno quelli da calcetto. Sorgerà poi una club house per i soci, un centro benessere con spa e un’area riservata a trattamenti per le donne, una palestra, un ristorante e un grande parco. La mia idea, ed è la cosa a cui tengo maggiormente, è di realizzare una scuola tennis per bambini, che definirei come una “scuola importante”. Qui istruiremo i bimbi a giocare per divertirsi insegnando loro il tennis classico, diverso da quello che viene insegnato oggi che è tutto improntato sulla potenza.

Da uomo di sport come ha vissuto il lockdown e come sta affrontando la cosiddetta ripartenza?

Era giusto fermarsi per proteggere se stessi e tutta la comunità, di cui ognuno di noi fa parte. Un mio personale pensiero lo voglio rivolgere alle famiglie che hanno perso dei cari a causa del Covid-19 e a tutti coloro, e sono tanti, che nonostante l’emergenza non si sono mai fermati. Questa è la vera Italia

Nell’eterno duello tra Federer e Nadal lei chi preferisce? Per quali motivi?

Roger Federer è il mio preferito. Come spesso mi capita di dire lui gioca e non suda, non si spettina e alla fine di un match ha la maglietta stirata; pare abbia fatto una camminata, tecnicamente è unico.