Con la fine del lockdown le vendite di bicilette hanno iniziato ad impennarsi per una sorta di ritorno al futuro delle due ruote. Sono infatti ancora negli occhi le code di clienti all’esterno dei rivenditori specializzati intenti ad acquistare l’agognata bici tradizionale o una e-bike. A proposito di biciclette elettriche sta facendo scalpore quanto ideato, nelle scorse settimane, da un appassionato greco il quale ha costruito una e-bike, tanto specialissima quanto illegale in base alle norme sia italiane che europee, avente come motore quello di una lavatrice!

Le prestazioni sono impressionanti (si parla di oltre 150 km/h) per un mezzo che, ovviamente, non può essere omologato. Ma il rapporto tra bicicletta e lavatrice non si limita a questo tentativo estremo. Non può infatti non tornare alla mente una data storica per il ciclismo mondiale: il 17 luglio 1993. In tale giorno lo scozzese Graeme Obree batté il record dell’Ora, da nove anni nelle mani del nostro Francesco Moser, con una bicicletta costruita utilizzando alcune parti della propria lavatrice.

La “Old Faithful”, questo il nome della bici, per l’epoca e non solo, fu, nella sua semplicità, avveniristica in quanto permise al ciclista di assumere una posizione a uovo, avendo cioè le braccia sotto il petto. Il risultato fu uno strabiliante 51,596 km, battuto qualche giorno dopo da un altro britannico, Chris Boardman, con la distanza di 52,270. Ma Obree e la sua Old Faithful non demorsero e riconquistarono il prestigioso record nel 1994, a Bordeaux, segnando 52,713 km.

L’anno seguente l’UCI decise però di bandire la posizione in sella di Obree, annullando inoltre, in seguito, tutti i primati dell’Ora stabiliti con biciclette definite speciali e riaprendo, per così dire, l’era delle biciclette più tradizionali.