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Fenomeno PIT BIKE, ruote piccole ma tanto gas

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Le PIT BIKE sono il fenomeno del momento. Piloti di ogni età ed esperienza si danno battaglia tra le curve di kartodromi e piccoli circuiti. Scopriamo insieme come mai attraggono un pubblico così ampio.

Nei paddock delle corse motoristiche le vediamo sfrecciare da tanti anni ma negli ultimi tempi sono diventate davvero “di moda”. Piloti e tecnici le utilizzano per i loro spostamenti veloci. Sono moto a ruote piccole che non sono minimoto e neanche minigp. Sono le pit bike, moto leggere e facilmente trasportabili, con ruote la cui grandezza varia da 10 a 14 pollici. adatte sia per i bambini che possono imparare in sicurezza (le pit bike non possono girare in strada ma solo in circuiti privati tipo i kartodromi o le piste per minimoto); sia per i più grandi che vogliono allenarsi al meglio o acquistare maggiore dimestichezza con le due ruote a motore senza aver paura di cadere rovinosamente come potrebbe capitare su una moto sportiva o da cross.

Il prezzo di una pit bike

Una caratteristica interessante delle pit bike è il prezzo che, mediamente, gira attorno ai 3000 euro (vuol dire che se ne possono trovare al costo di poche centinaia di euro ma anche a 8000 euro). Il prezzo d’acquisto dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare. Se si ha intenzione di andarci a passeggio, sarà bene limitare la spesa, se si vuole essere performanti in pista, occorrerà andare sui modelli più costosi.

Nascita delle pit bike

Quando sono nate le pit bike? Negli anni ’80 quando la Honda decise di creare un motore da 50 cc quattro tempi montato su un telaio poco più grande di quello di una minimoto. Un’idea piuttosto originale che diede vita alla Honda CRF 50. I primi a utilizzarle, come detto, furono tecnici e meccanici nei paddock dei circuiti e da questo utilizzo nacque il nome pit bike, cioè “moto per la pit line”. In men che non si dica, meccanici e tecnici cominciarono a dare vita a delle sfide tra di loro nelle ore successive alle gare. Infatti, è vero che le pit bike sono nate per girare più comodamente all’interno dei paddock e, al tempo stesso, per avere un mezzo poco ingombrante da sistemare nei furgoni quando si correva in trasferta, ma le piste che si usano oggi hanno solo sostituito il retro dei paddock e le corse improvvisate che lì si tenevano.

Basti ricordare che il piazzale dell’autodromo di Misano, prima dei grandi lavori che hanno riguardato anche l’inversione di marcia, era teatro di slalom tra i pali della luce, rigorosamente protetti da gomme di auto perché ogni tanto qualcuno provava, fortunatamente invano, a tirarli giù quando arrivava “lungo”. In quei tempi romantici il paddock era sempre un viavai di minimoto, pericolosissime per tutti tranne per chi le guidava! Insomma, le pit bike divennero fin da subito sinonimo di sfida. E che gusto c’è a gareggiare se non elabori? Iniziarono dunque anche gli adattamenti e i miglioramenti nei quali ognuno portava la propria esperienza. Da allora se ne è fatta di strada…

Caratteristiche tecniche delle pit bike

Tutte le pit bike hanno il sempre il motore orizzontale; cambio a quattro marce con frizione manuale. I motori, come gran parte della telaistica e della ciclistica, vengono prodotti in Cina. Oggi la cilindrata va dai 70 ai 200 cc. La guida di una pit bike, se si è accompagnati da un bravo istruttore, non è difficile da imparare, anzi. In Italia esiste una realtà, scuola motociclismo, che organizza corsi per giovanissimi e per adulti siano essi amatori, semplici appassionati o semi professionisti, in circuiti appositamente pensati per le “ruote piccole”. Uno di questi è appena stato inaugurato ad Agrigento. Ne parleremo.