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Gessica Campana, “l’Hurricane” della pole dance

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Gessica Campana ha vinto i recenti campionati italiani Csen di pole dance tenutisi a Modena il 20 e 21 febbraio. Bergamasca, vive a Lecco, dove si è spostata proprio per potersi meglio allenare e dove ha poi trovato anche l’amore. Gessica compie 32 anni l’1 di aprile e la sua prima gara è del 2018. Nella vita si occupa di assistenza post vendita per un’azienda del bergamasco che produce macchine per gelato. A Modena si è imposta fra le Elite, la categoria più prestigiosa e competitiva, eseguendo un esercizio che raggruppava elementi di pole sport e pole art visto che il regolamento di questo campionato consentiva di mescolare gli stili.

Da Bergamo a Lecco per la pole dance

Gessica Campana durante una competizione. In copertina, la vittoriosa esibizione agli Italiani Csen dello scorso febbraio.

Com’è successo che ti sei trasferita a Lecco? “A Bergamo frequentavo una scuola di pole dance che insegnava lo stile australiano, quello che in gergo viene chiamato “la vecchia scuola” e che utilizza solo il palo spin. Io volevo approcciarmi alle gare e dunque salire anche sul palo statico e imparare tutte le figure conseguenti. Mi sono guardata in giro e ho visto che a Lecco c’era la palestra Pole Terrace con una brava insegnante, Viola Valsecchi. Così ho iniziato a fare la pendolare e poi, pian piano, mi son trasferita. All’inizio la pole per me era un hobby ma poi ho cominciato a partecipare a degli spettacoli e dopo sono passata alle competizioni. Così, da un allenamento di due ore la settimana sono arrivata ad allenarmi due ore al giorno per almeno cinque giorni la settimana. Considerando il mio lavoro e le trasferte continue sull’asse Lecco – Bergamo, devo cercare di far combaciare i tempi di tanti impegni quotidiani e non è sempre facile”.

Cosa ci puoi raccontare della tua vittoria? Con che brano partecipavi? Ho montato una coreografia sul brano “Hurricane” di una cantante non troppo nota che si chiama Fleurie. La ricerca della musica per una performance è sempre difficile perché deve essere bella, adatta, non troppo conosciuta e deve prevedere cambi di ritmo. L’ispirazione è venuta da mio cugino che è coreografo e ballerino. Abbiamo danzato insieme questa canzone. Gli ho chiesto se, secondo lui, poteva andare bene per una gara di pole dance. Mi ha detto di sì e allora l’ho “selezionata”. La scelta del costume è venuta di conseguenza. Contemporaneamente ho preparato la coreografia tenendo più d’occhio la parte pole sport di quella pole art. E’ andata bene. Va detto che la manifestazione, nel suo complesso, è stato un bell’evento, ben organizzato anche in chiave anti covid. Sono stata davvero felice di partecipare perché era tanto tempo che nessuno di noi pole dancer gareggiava. Partecipare a una competizione equivale a tirare una riga: ti dà il senso del percorso che stai facendo, ti dice se stai andando nella giusta direzione, soprattutto in un periodo come questo”.

E’ il primo titolo di prestigio che vinci? “Sì. Del resto, ho iniziato a gareggiare solo a fine 2018 partecipando all’Arnold Pole Spain in Catalogna. Nel 2019 ho fatto gli Italiani Pole sport Posa e IPSF e di nuovo il Pole Arnold Spain. Il 2020 è stato tutto un buco nero. Devo dire che in gara mi sento molto più impacciata e rigida rispetto a quando tengo qualche spettacolo. Probabilmente la competizione mi crea qualche timore e ci vuole una certa abitudine. Più gare si fanno e più ci si approccia facilmente”.

Gli “effetti collaterali” della pole dance

Gessica Campana all’Arnold Pole Spain nel 2018.

Quanto è importante la pole nella tua vita? “E’ fondamentale. Ho iniziato per scaricare lo stress lavorativo ma oggi è il motore della mia vita. Ci vogliono tanti sacrifici ma è quella cosa che mi permette di affrontare tutto”.

Mi racconti una tua giornata tipo? “Stamattina, ad esempio, mi sono spostata dalla provincia di Lecco a quella di Bergamo per una giornata piena di lavoro. Stasera allenamento di un’ora perché oggi è previsto lo “scarico”, se no sono due ore. Poi ceno. Se ho particolari impegni lavorativi mi fermo a Bergamo, altrimenti riparto per Lecco. A Bergamo mi alleno da sola a casa, in uno spazio attrezzato. Se sono a Lecco mi alleno alla Pole Terrace”.

Quando hai iniziato, che reazioni ci sono state? “Le mie amiche mi hanno subito sostenuto. I miei genitori, invece, pensavano che avrei smesso nel giro di pochi mesi come ho fatto con quasi tutti gli altri sport che ho praticato. Mi hanno spronato molto per farmi continuare ma di certo non pensavano che mi sarei impegnata così tanto. Una cosa buffa è successa al lavoro. Come sai, praticando la pole dance ci si fanno dei bei lividi sulle braccia e sulle gambe, soprattutto all’inizio quando il corpo non è abituato a subire l’attrito del palo. Dopo qualche mese di allenamenti, incrocio il mio capo alla macchinetta del caffè. Mi guarda le gambe piene di lividi e mi fa: “Tutto bene?”. Era preoccupato. Pensava che qualcuno mi facesse del male. Ho dovuto spiegargli che erano “effetti collaterali” della pole”.

Come vedi il tuo futuro nella pole dance? “Al momento non mi metto limiti. Non mi va di ragionare in modo standardizzato. Ho fatto la prima gara a 29 anni e adesso non intendo fermarmi. Continuo la mia formazione e voglio andare avanti”.

Di Flavio Semprini