Alla Gran Bretagna, paese notoriamente non appassionatissimo di hockey, si deve la nascita negli anni ’50 dell’hockey in apnea o hockey subacqueo. Esso si differenzia dal classico hockey su ghiaccio o su pista non solo per il fatto di giocarsi sott’acqua, ma anche per alcune particolarità regolamentari che lo hanno fatto divenire un sport vero e proprio con tanto di campionati europei e mondiali.

In Italia ha fatto la sua comparsa alla fine degli anni ’90 e da allora si disputa con regolarità il campionato nazionale. Una discreta diffusione c’è anche nel resto d’Europa e nel nord America.

Le regole dell’hockey subacqueo

Le partire si svolgono nelle normali piscine da 25m. di lunghezza con una profondità che va da 1,80 a 3 metri, l’equipaggiamento dei giocatori è composto da pinne, maschera, boccaglio ed un piccolo bastone che funge da mazza per far entrare il disco nella porta avversaria. Altre caratteristiche sono: il match che è composto da due tempi da 15’ l’uno e le squadre che sono formate da 10 giocatori di cui 6 in acqua e 4 riserve. 

Importantissimo è l’affiatamento tra i componenti della squadra sia nella comunicazione sott’acqua, che avviene dandosi dei colpi con la mano, che durante il cambio delle linee che avviene spesso in quanto i giocatori devono emergere per prendere fiato.

Uno sport quindi che fa forza sulle proprie peculiarità, fiero di non essere considerato il “fratello minore” dell’hockey ghiaccio, e che nel prossimo mese di Novembre farà parte dei Giochi del Sud-est asiatico nelle Filippine.