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I bambini sulla neve in montagna: entusiasmo e qualche attenzione

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I bambini e la neve, in tutte le sue forme, è un rapporto che genera gioia allo stato puro. Per un genitore, sciare coi propri figli e una delle più belle soddisfazioni che si possano immaginare, sia in pista, sia, ancora di più, praticando lo scialpinismo.

Tuttavia, avvicinare i bambini alla montagna richiede alcune attenzioni: nulla di eclatante, ma sostanzialmente solo buon senso. I consigli che seguono, ispirati alle indicazioni della Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano, sono sostanzialmente applicabili non solo alla pratica dello sci, ma più in generale al rapporto “bambini – ambiente montano”.

Infondere sicurezza

L’attività ludico-ricreativa svolta dai bambini in montagna ben si adatta alla loro psicologia, ovvero una continua esplorazione e conoscenza del mondo che li circonda. Nel far questo, i bambini si affidano pressoché totalmente all’adulto, che quindi deve essere all’altezza di questo ruolo. E’ compito quindi dell’adulto conoscere e prevenire per tempo tutti i pericoli e i disagi che la montagna presenta, gravi e meno gravi che siano, dalla caduta in un burrone fino alla banale scottatura per non aver messo la crema solare. Quindi, tocca all’adulto essere prima di tutto preparato e a conoscenza delle varie problematiche tipiche dell’ambiente montano.

Gradualità e moderazione

Le attività fisiche e sportive svolte dai bambini in montagna devono essere impostate all’insegna della massima gradualità e moderazione, tenendo conto che i loro meccanismi di produzione di energia sono ancora immaturi. La capacità massima da parte dei muscoli di utilizzare l’ossigeno, infatti, raggiunge valori ottimali tra i 15 e i 20 anni.

Queste ridotte capacità atletiche possono inoltre ulteriormente diminuire se le attività si svolgono alle medie e alte quote, dove la quantità di ossigeno a disposizione dell’organismo è minore. Devono quindi essere gli adulti a organizzare e a dosare le attività fisiche nell’arco della giornata, perché i bambini, per loro natura, vorrebbero fare “tutto e subito”.

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Attenzione al caldo e al sole

I bambini, ancora più degli adulti, sono sensibili al caldo e ai colpi di calore, anche a causa della relativa immaturità delle ghiandole sudoripare. Analogamente, il bambino che svolge attività fisica in montagna dovrebbe bere molto, anche in inverno e anche se non ne sentisse la necessità, per scongiurare una possibile disidratazione. Inoltre, fare molta attenzione alle radiazioni solari, specie sulla neve, utilizzando creme solari a protezione totale e coprendo con gli abiti le parti più delicate del corpo, per evitare dolorose scottature.

Il freddo

Per ovvie ragione, il bambino ha minori capacità di difesa e di resistenza al freddo rispetto agli adulti, per cui occorrono ancora maggiori precauzioni. Prima e durante l’attività fisica in condizioni di basse temperature, è consigliabile somministrare al bambino un’alimentazione ipercalorica: latte caldo con miele o zucchero, pane con burro, marmellata o formaggio, frutta secca, bevande calde e zuccherate in genere. L’abbigliamento deve ovviamente essere adeguato alle temperature, tenendo poi sempre disponibile un abbigliamento di ricambio ben asciutto, nello zaino o nell’auto.

Salendo di quota

Anche i bambini, come gli adulti, sono soggetti al cosiddetto mal di montagna, con una incidenza pare sostanzialmente analoga. Tuttavia, considerata la relativa immaturità del loro organismo, si consiglia di adottare un comportamento ancora più prudenziale. I bambini dovrebbero quindi salire

di quota in modo graduale, evitando per quanto possibile veloci salite con lunghe funivie. Come regola generale, si può suggerire per bambini fino a 18 mesi una quota massima di pernottamento di 2000 metri, mentre fino a 10 anni di età non dovrebbero dormire a quote superiori ai 3000 metri.

Ma è soprattutto nel primo anno di vita che occorre la massima cautela, evitando in particolare frequenti e veloci salite di quota e successive altrettanto veloci discese, tipiche ad esempio delle gite domenicali in alta montagna.

Il mal di montagna: diagnosi e prevenzione

Dopo una salita di quota seguita da una permanenza di alcune ore, si può parlare di mal di montagna in presenza di cefalea e di almeno uno dei seguenti sintomi: disturbi gastrointestinali (anoressia, nausea, vomito), fatica o astenia, vertigini o senso di testa vuota, difficoltà a dormire.

A livello preventivo si può consigliare, oltre i 2500 metri di quota, una velocità di salita non superiore a 300 metri di dislivello da una notte all’altra, oltre a non svolgere attività fisica intensa nelle prime ore di permanenza alla nuova quota superiore. In presenza di sintomi acuti di mal di montagna, si consiglia di scendere immediatamente di quota, evitando in ogni caso l’uso di farmaci.

L’alimentazione

In montagna, l’alimentazione dei bambini dovrebbe essere formata da cibi energetici e facilmente consumabili durante le brevi soste, ma anche ben digeribili e appetibili, e possibilmente già provati dal bambino: al riguardo, ricordiamo che il fabbisogno calorico giornaliero di un bambino dai 7 ai 12 anni è in media di 2000 – 2200 Kcal, ma esso può anche raddoppiare in presenza di esercizio fisico, specie in condizioni ambientali ostili, come nel caso del freddo e dell’alta quota.