Immaginare una competizione d’auto in cui si vince grazie alla votazione di una giuria e non tagliando il traguardo per primi potrebbe sembrare inverosimile, ma esiste un tale tipo di gara: il drifting. Letteralmente significa “alla deriva”, diviene popolare in Giappone sin dagli anni ’70. Esso sta avendo un discreto sviluppo in Europa ed USA anche grazie alla saga di “Fast and furious” o di videogiochi che lo hanno sdoganato da mera disciplina motoristica per farlo diventare a tratti un fenomeno di “life style”.

Nel drifting le macchine, necessariamente a trazione posteriore, si sfidano a due a due a suon di derapate controllate dove le ruote posteriori, perdendo aderenza, fanno slittare la macchina, facendo generare agli pneumatici il tipico effetto fumo ed il suono stridente. La mission è riuscire a controllare la vettura stando il più possibile vicino all’avversario ed evitando il contatto con il bordo del circuito. La giuria premierà quindi il pilota più preciso ed abile a controllare la propria auto in perdita di aderenza.

Essendo una disciplina ancora giovane il drifting ha margini di crescita soprattutto in termini di popolarità e c’è da scommettere che non perderà mai quello stato un po’ anticonformista, specialmente se paragonato alle tradizioni del motorsport, che lo ha da sempre caratterizzato.