Tutto iniziò nel 2007 quando, quasi per goliardia, coach Popovich non schierò in una partita Tim Duncan definendolo a referto come “old”, vecchio. Cinque anni più tardi lo stesso allenatore escluse da una partita, oltre allo stesso Duncan, anche Ginobili e Green. A tutto questo la NBA rispose con una multa da 250.000 $ per “disservizio”. Nel Febbraio 2019 i Los Angeles Clippers non hanno schierato contro Minnesota la stella Kawhi Leonard ed anche in questo caso la NBA ha reagito con una multa.

Load Management: il perché di queste esclusioni

Tali esclusioni sono state tutte dettate dalla necessità di prevenire che i giocatori corressero il rischio di infortunarsi e quindi di preservarli per la fase clou della stagione. Aveva fatto il suo ingresso nella NBA il “load Management” ossia la gestione del capitale umano. In sostanza il load management, con la partecipazione della “sport medicine”, la quale a sua volta si basa su nozioni non solo mediche ma anche economiche, studia la prestazione di ciascun giocatore onde prevenire gli infortuni.

Da un lato c’è quindi l’esigenza delle franchigie di preservare i migliori giocatori facendo loro saltare alcune partire di regular season in favore della post season, dall’altro c’è la NBA e le tv che, forti di un contrato da 24 miliardi di $ fino al 2025, pretendono i top player sempre in campo.

La situazione in NBA

Multare od obbligare il giocatore a giocare sono soluzioni tampone, se non praticamente impraticabili, che hanno cittadinanza solo nel breve periodo. Si dovrebbe creare un contesto che permetta ai giocatori di disputare tutte le partite andando, nel medio-lungo periodo, a diminuire il numero degli incontri o distribuirli in un arco di tempo più ampio.

La NBA, dall’alto del suo essere la lega sportiva numero uno al mondo, è sempre un passo avanti tutti nell’evoluzione dello sport business e si trova quindi di fronte, per prima, ad una matassa ardua da districare nella quale intervengono rilevantissimi interessi economici e sportivi che farebbero meglio definire la situazione non più, o non solo, “load management” ma come vero e proprio “risk management”.