Quando, parecchio tempo fa, il campione australiano Greg Norman propose l’unificazione tra PGA Tour ed European Tour venne, ironia della sorte proprio lui che tuttora è soprannominato “Lo Squalo Bianco”, “sbranato” dalle critiche per un’idea ritenuta allora come “eretica”. Ora, decenni dopo, la proposta di Norman, che appare a tratti inevitabile, è stata in un qualche modo ripresa anche da colui il quale sta assumendo, step by step, un ruolo di sindacalista dei giocatori, ovvero Rory McIlroy.

Il fuoriclasse nordirlandese ha dichiarato come eccessivo il divario di montepremi tra un torneo del PGA Tour ed uno del Tour europeo (mediamente è 5-6 volte in favore dei tornei USA), preludendo così il suo appoggio ad un unico tour mondiale, nel tentativo, anche, di riequilibrare i prize money in palio.

Complice il periodo del lockdown, che ha riproposto nuovi-vecchi problemi sul tavolo del golf mondiale, i contatti tra i vertici delle due maggiori organizzazioni golfistiche si sono intensificati, con al centro dell’agenda appunto l’eventuale unificazione. Ovviamente i tempi per giungere ad un tour unico, il cui nome sarebbe “World Tour”, saranno lunghi, ma, come si suole dire, la strada è stata tracciata.

Un’unificazione che oggi appare, come mai prima d’ora, necessaria non solo per il minore dei due tour, ma anche per l’altro; nonostante il divario economico, l’European Tour può vantare, a dispetto del nome, tornei anche fuori dal Vecchio Continente come, per esempio, nella ricchissima Penisola Araba la quale rappresenta, ormai da anni, non più solo il futuro, ma un florido ed invidiato presente golfistico. Arabia, ma anche Cina dove l’European Tour è altrettanto presente, figurano quindi come fortemente appetibili per il nuovo tour mondiale, oltre che come “asso nella manica” per gli organizzatori europei nel momento fatidico in cui avverrà, non solo formalmente, ma anche nei fatti, la fusione con il PGA Tour.

Unione che ci si augura, e su questo si sta già lavorando tra le parti, affinché non sarà la classica “fusione a freddo” la quale porterebbe, come già successo altrove e non solo in ambito sportivo, a risultati poco duraturi nel tempo. Il World Tour, se così si chiamerà, avrà da affrontare molte sfide nel prossimo futuro e per farlo vi è la necessità che tutte le componenti, non solo remino dalla stessa parte, ma che lo facciano facendo venire meno campanilismi tra “pro-Vecchio Continente” e “pro-Oltre Oceano”. Anche perché aleggia sempre il probabile avvio, entro un paio d’anni massimo, della Premier Golf League, l’avveniristico tour che, a suon di milioni di Dollari, farebbe venire meno lo status-quo PGA Tour-European Tour.