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IL GURU INDIANO: L’INSEGNAMENTO SEGRETO

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Chi è esattamente il Guru? Una parola fin troppo abusata al giorno d’oggi, ma che racchiude un concetto molto profondo

Il termine è preso in prestito dall’oriente e molto diffuso anche in Occidente, anche se spesso assume una connotazione lievemente ironica: basti pensare ad epiteti come “il guru della finanza”. Il concetto è molto profondo: la sua origine sanscrita è ricca di significati, come avviene per quasi tutte le parole di questa antica lingua.

L’etimologia della parola Guru

Guru può essere scomposto nelle sillabe gu e ru. Gu come i tre “Guna”, le qualità della natura e della materia, e ru inteso come dio, totalità, unità, luce. Il termine, quindi, sottintende il passaggio dall’oscurità alla luce: quel percorso che segue dapprima il maestro e poi il discepolo. Guru è colui che istruisce l’apprendista; in ultima analisi è il maestro, persona dal prestigio spirituale e di grande peso.

 “Pesante”, infatti, è uno degli ulteriori significati di questo termine. Chissà se anche gli allievi orientali non giocassero con l’ironia nell’accostare alla parola “maestro” il concetto di “pesante”? Ma questa è un’altra storia. Quello che è certo è che, per l’induismo, il Guru è una figura che sovrasta il dio stesso. Il Guru, contrariamente ad una divinità, fornisce i mezzi per giungere alla liberazione dal doloroso ciclo delle rinascite – il cosiddetto “samsara” – e può illuminare veramente la strada del discepolo.

Il legame Guru-discepolo

Il legame con il Guru è così forte che la tradizione, ancora viva e praticata ai giorni nostri, vuole che l’allievo vada a vivere con il maestro e la sua famiglia già dall’età di otto / dodici anni e vi rimanga sino ai diciotto, praticando la penitenza, l’ascesi e la castità.

Quello del maestro è un insegnamento “segreto”. Il discepolo non apprende per la via della ragione, in modo passivo, ma è un apprendimento sofferto, che passa attraverso l’esperienza e la vita: il Guru insegna sempre, anche nel silenzio, anche nell’immobilità. Ad un dato punto dell’evoluzione spirituale, il discepolo realizza che il maestro non è più fuori ma “dentro di sé”.

Il Guru è ovunque: nella pietra, nella stella del cielo, nell’essere amato, nel nemico, in dio. Tutta la profonda realtà, rappresenta il nostro maestro.

Sara Tiengo