L’Italia è da sempre regina nell’ambito del Motomondiale: in lotta con la Spagna al presente per chi sforna più campioni e vince più gare. L’Italia è però, rispetto agli spagnoli, sempre stata al vertice in questo campo, fin dal primo mondiale, istituito nel 1949, quando i principali avversari erano gli inglesi. Da allora fino a oggi sono stati parecchi gli italiani che hanno gareggiato in questa competizione, facendo della nostra nazione una dominatrice in quasi tutte le statistiche riguardanti i piloti, anche e soprattutto grazie alle due leggende Giacomo Agostini e Valentino Rossi.  

Oltre a record, però, come “maggior vincitore di motomondiali” o “nazione più vincente”, l’Italia si piazza al primo posto anche per una statistica più infelice: siamo infatti la prima nazione al mondo per piloti deceduti in pista, ben 13 su 106. Tutto cominciò molto presto, già nel 1951, quando nel giro di un mese, tra luglio e agosto, perdemmo tre piloti: Dario Ambrosini, Gianni Leoni e Sante Geminiani. Ambrosini (vincitore di un mondiale 250) perse la vita durante le prove del Gran Premio di Francia, mentre Leoni e Geminiani nelle prove del GP dell’Ulster. Molto sfortunata la vicenda che coinvolse i due: mentre stavano provando le loro Moto Guzzi, Geminiani, con Enrico Lorenzetti, si fermò ai box, ma Leoni non se ne accorse e, temendo il peggio, decise di percorrere la pista a ritroso, per cercare i due piloti. Leoni e Geminiani, così, si schiantarono a una curva, in un impatto che fu fatale per entrambi.  

Dario Ambrosini - Wikipedia

La prima morte su pista in gara 

Questi primi casi avvennero nel corso di prove di un GP: per trovare la prima morte in gara bisogna avanzare di un anno, al 18 maggio 1952, con Ercole Frigerio, tra i migliori nelle gare in sidecar, circuito oggi non più esistente. Nella gara inaugurale di quell’anno, il GP di Svizzera, Frigerio si scontrò con un albero mentre stava andando verso la vittoria, morendo sul colpo, mentre il suo compagno, Ezio Ricotti, si salvò, ma l’incidente gli costò una gamba. L’inizio, dunque, per l’Italia non fu dei migliori in questo senso, e purtroppo nel 1957 si aggiungerà alla lista Roberto Colombo, seguito due anni dopo da Adolfo Covi

Ercole Frigerio & Ezio Ricotti. Gilera 1949 | Zijspan, Racemotoren

Colombo perse il controllo della propria moto al GP del Belgio e morì durante il trasporto in ospedale, mentre Covi cadde durante la gara del GP delle Nazioni, morendo sul colpo contro un terrapieno. Colombo e Covi sono la prima delle tre “coppie” di italiani di questa lista, perché cronologicamente morirono in successione; le altre coppie sono composte da Gilberto Parlotti (1972) e Renzo Pasolini (1973), e da Paolo Tordi e Otello Buscherini. Parlotti morì in un incidente al Tourist Trophy, gara dell’Isola di Man ad alto tasso di mortalità, che proprio con Parlotti diede inizio alla protesta dei piloti, arrivando all’esclusione del circuito dal motomondiale.  

L’incidente di Pasolini fu più drammatico, perché l’italiano uscì di pista e morì sul colpo, ma la sua Harley-Davidson perse la sella e il serbatoio rimbalzò in pista, colpendo Jarno Saarinen, morto anch’egli in quell’occasione, e causando la caduta di otto piloti, portando all’annullamento della gara. Anche Tordi e Buscherini troveranno la morte al GP delle Nazioni nel 1976, avendo entrambi un incidente nella stessa gara ma in due classi diverse, 350 per Tordi e 250 per Buscherini.  

Dagli anni 70 fino ad oggi 

Purtroppo in quegli anni la sfortuna non smette di abbattersi sull’Italia, perché nel 1977 è la volta di Giovanni Ziggiotto, investito al circuito di Jugoslavia dopo essersi scontrato con Per-Edvard Carlsson, caduto in precedenza; Ziggiotto andò in coma ma morì undici giorni dopo. E nel 1981 toccò a Sauro Pazzaglia, che cadde durante le prove del GP di San Marino e venne trasportato in ospedale, morendo tre giorni dopo. Pazzaglia fu l’ultimo della triste e lunga serie di italiani che persero la vita tra gli anni ’50 e gli anni ’80, ben 12 in trent’anni.  

Sauro Pazzaglia - DaiDeGas Forum

Dalla fine degli anni’80 in poi gli incidenti in generale diminuirono, indice di una maggior attenzione data alla sicurezza, avallata anche dalle nuove tecnologie. Pazzaglia, però, non è l’ultimo di questa lista, perché purtroppo è ancora vivido nel ricordo degli italiani l’incidente che nel GP della Malesia del 2011 coinvolse Marco Simoncelli, morto sul colpo dopo essere stato investito da Colin Edwards e Valentino Rossi, che non poterono evitarlo.