Insuperabili

Davide Leonardi racconta Insuperabili Reset Academy

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La ragione non è nulla senza l’immaginazione“. Questo sosteneva Cartesio, che in fatto di ragione era secondo a pochi.

E allora, visto e considerato che l’immaginazione è parte integrante della ragione stessa, oggi vi voglio sottoporre proprio ad un gioco di immaginazione.

Immaginate una Onlus capace di fornire una scuola calcio che accolga ragazzi con disabilità, affiancando loro professionisti capaci di aiutarli laddove ne hanno più bisogno.

Immaginate più centri sportivi sparsi in varie zone d’Italia capaci di offrire tali servizi, e altri che stanno per nascere.

Immaginate che questa grande scuola calcio si laurei campione d’Italia nella prima edizione di un campionato apposito.

Già, un campionato apposito, perché dovete immaginarvi anche che a questi ragazzi venga garantita la possibilità di confrontarsi tra di loro in competizioni ufficiali, per stimolarli al confronto con le realtà di vittoria e sconfitta.

Ma mi spingo oltre, immaginate anche che il capitano della nazionale maggiore di calcio sia parte attiva di tale progetto, contribuendo non solo economicamente, ma essendo una presenza costante ed un punto di riferimento per tutti quotidianamente.

Immaginate infine che il presidente di questa organizzazione si renda disponibile, per pura passione, a fornire tutte le informazioni necessarie a chi, come me, si interessa a realtà come questa.

La parola realtà non fa però parte del gioco, è estremamente concreta. Tutto ciò è estremamente concreto. La Onlus della quale si parla è Insuperabili e il Paese in questione, manco a dirlo, è proprio l’Italia.

“La Federazione Italiana, nel 2018, è stata la prima al mondo creare ufficialmente tre categorie For Special” afferma il presidente Davide Leonardi, quasi dando per scontato l’enorme impatto che Insuperabili ha avuto circa tale decisione, essendo in quel momento nata già da sei anni.

Una sua frase però mi ha colpito e riguarda la pianificazione del percorso da compiere con ciascun atleta: “Noi non ci adattiamo alla sua disabilità, sfruttiamo le sue abilità per permettergli di raggiungere gli obiettivi.”

E conseguire degli obiettivi non rende solo calciatori migliori, bensì permette di portare i progressi anche al di fuori del campo da gioco, migliorando la vita a trecentosessanta gradi.

E a che cosa serve il calcio se non a questo? D’altro canto è lo sport del popolo e, in quanto tale, è un diritto di tutti. Perché, anche se non l’ha detto Cartesio, per poter immaginare, e quindi sognare, è giusto che a tutti venga data la possibilità di farlo.

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