Davide Cassani, c.t. della nazionale maschile di ciclismo, dice la sua sul futuro del ciclismo italiano e su come ne uscirà dall’emergenza da COVID-19

Davide Cassani, ci ha concesso un’intervista per approfondire meglio l’impatto che questa emergenza sanitaria avrà sul ciclismo italiano. Senza ombra di dubbio, il Coronavirus ha messo in ginocchio il Paese, ma le parole del commissario tecnico della nazionale maschile sono ricche di speranza non solo per quanto riguarda il Giro d’Italia, la corsa più attesa della stagione, ma anche sul rinvio delle Olimpiadi.

Come sta passando questi giorni a casa? Come sono cambiate le sue giornate?

Ero sempre in giro per il mondo e ora mi ritrovo a casa. Il ciclismo è fermo, ma come è ferma qualsiasi altra disciplina sportiva. Quindi per ammazzare il tempo mi dedico allo studio, pedalo un po’, faccio qualche videochiamata o conference call e molta televisione.

Granfondo Davide Cassani 2018 | servizio completo - YouTube

Le mancano la bici e l’andare in giro per strada? Di cosa sente di più la mancanza?

Di sicuro mi manca tutta la mia quotidianità e tra queste rientrano le mie corse e l’andare in giro per il mondo. Tutte attività che facevo con abbastanza regolarità. Erano la mia routine. Ora vivo tutto con un pizzico di preoccupazione perché non sappiamo ancora quando usciremo da questa situazione di emergenza.

Cosa si aspetta da qui a qualche mese? Come ne usciremo secondo lei?

Ne usciremo tutti abbastanza in ginocchio. Il ciclismo è uno sport di fatica e proprio per questo siamo abituati a lottare, a vivere e a convivere con le difficoltà. Cercheremo quindi di riprendere sapendo che non sarà mai più come prima. Io sono un ottimista per natura e mi auguro che si possano recuperare tutte le gare saltate. Nutro la speranza di ricominciare quanto prima. Mi piacerebbe vedere che le corse vengano riprogrammate a luglio, ma sono allo stesso tempo consapevole che la situazione non è per niente bella o facile. Il ciclismo vive di sponsor e aziende che stanno soffrendo. Le ripercussioni di questa emergenza si vedranno in tutto lo sport e sicuramente anche nel nostro.

Come accennato da lei, questa situazione ovviamente è andata ad impattarsi sulle corse. Molti eventi han visto l’annullamento e altre invece il posticiparsi. Quale sarà il destino del Giro d’Italia?

Il mio augurio va agli organizzatori che spero proprio riescano a riproporlo anche quest’anno. Sicuramente infonderebbe molta speranza tra gli appassionati. Questo Giro d’Italia, se si farà, verrà ricordato un po’ come quello del 1946, soprannominato anche come quello della rinascita. Il ciclismo, più degli altri sport, vive sulle strade e richiama molte persone. Riproporre questa competizione lancerebbe un bel messaggio positivo.

È notizia di pochi giorni, ma anche le Olimpiadi sono state ufficialmente rinviate all’anno prossimo. Cosa ne pensa di questa decisone?

È la soluzione più saggia ed intelligente. Le Olimpiadi sono qualcosa di straordinario, un sogno per ogni atleta. Si è però giunti alla situazione che, a neanche qualche mese dalla competizione, qualcuno si poteva allenare e qualcun’altro no. Non avere nessuna certezza ha messo sicuramente gli sportivi in uno stato confusionale. I problemi che l’intera umanità deve affrontare sono altri ed è per questo che reputo il rinvio la decisione migliore.

Che impatto avrà sulla nazionale italiana di ciclismo?

Il nostro progetto è cominciato quattro o cinque anni fa. Per quanto riguarda il ciclismo su pista, da neanche uno spiraglio di qualifica siamo arrivati pronti per Tokyo 2020. Corriamo per una medaglia sia per le femmine che per i maschi. I direttori tecnici Marco Villa e Dino Salvoldi hanno fatto un lavoro egregio. Per quanto riguarda invece la strada gli uomini che avevo in mente li avrò anche l’anno prossimo. Si tratta solamente di rimandare il tutto di qualche mese. Ora rifaremo i programmi per tornare al più presto operativi.

Ha qualche consiglio da dare a tutti i nostri lettori e agli appassionati di ciclismo?

Restate a casa. Il mio augurio è quello di poterci rincontrare quanto prima per le strade italiane, rispettando ovviamente tutte le norme. Il ciclismo è bello quando si può fare all’aperto. In attesa di ciò mando un abbraccio virtuale a tutti e un arrivederci.