Eni Sulo, attaccante della prima squadra femminile del Novara Calcio, si racconta in un’intervista esclusiva a TheSportSpirit. Il calcio è una passione che si porta dietro fin da quando era piccolina. Ci racconta infatti che giocava “a calcio in cortile con mio fratello, mio cugino e altri nostri amici.” Lì è iniziato il suo percorso sportivo che l’ha portata ad indossare la maglia della nazionale albanese U19.

Come è nata la tua passione per il calcio? Hai qualche episodio particolare da raccontare?

Ho iniziato a giocare in una squadra maschile all’età di 8 anni in modo un po’ causale. Inizialmente la mia scelta era indirizzata verso altri sport, ma un giorno, quando ho accompagnato mio fratello ad allenamento, il mister mi ha vista calciare e mi ha subito proposto di unirmi a loro e da lì è iniziato il tutto.

Qual è il momento più bello vissuto durante la tua carriera sportiva? Come mai?

Il momento più bello per un calciatore è senza dubbio poter indossare e onorare la maglia della propria nazionale, un sogno che si realizza insomma. Ho vissuto emozioni indescrivibili partendo dalla prima convocazione arrivando al primo europeo giocato con l’U19 dell’Albania.

Hai un modello di giocatrice a cui aspiri? Perché proprio lei?

Come calciatrice mi ispiro ad Alex Morgan. È una giocatrice completa con grande talento e personalità. Stimo anche Megan Rapinoe non solo per il suo modo di giocare, ma soprattutto per l’impegno che ci mette nel portare avanti una battaglia importante contro le diseguaglianze e i pregiudizi.

Come è visto il calcio femminile in Italia? Pensi che si potrebbe fare molto di più?

Il calcio femminile in Italia sta facendo molti progressi a partire dall’ultimo mondiale femminile, dove le azzurre hanno ottenuto degli ottimi risultati. Si può sempre fare di meglio perché le differenze con il mondo maschile sono ancora troppo accentuate.

Le differenze con il mondo maschile sono ancora troppo accentuate, cosa si dovrebbe migliorare?

Tanto per iniziare si potrebbero attuare le riforme che permettano alle calciatrici di diventare professioniste, come hanno già fatto molte società all’estero.Però già il fatto che il numero di ragazzine che decidono di giocare a calcio sia in aumento è una cosa molto positiva.

Il lockdown e la pandemia da Coronavirus hanno messo in ginocchio diverse realtà. Come pensi riprenderà il calcio femminile?

Molte società a causa del Covid non si sono più iscritte al campionato lasciando all’ultimo le giocatrici senza una squadra. Altre invece, come il Novara Calcio, che nonostante l’anno complicato, hanno deciso di investire ancora di più sul calcio femminile, dando a molte calciatrici la possibilità di vestire la maglia azzurra. È da queste avversità che bisogna cogliere delle grandi opportunità per permettere di rilanciare uno sport che sta già fornendo grandi soddisfazioni.

Hai particolari sogni nel cassetto dal punto di vista professionale?

Uno dei miei sogni più grandi è ottenere la convocazione in nazionale maggiore e un giorno poter scontrarmi contro squadre di alto livello mondiale ed incontrare i miei idoli. Da sempre tifosa dell’Inter, un altro mio desiderio è poter un giorno giocare a San Siro con la maglia della mia squadra del cuore.

Che consiglio daresti alle giovani ragazze che vogliono intraprendere questo sport?

Forza, coraggio e tanta pazienza! Vivete il calcio nel modo più puro e siate la prova lampante dell’amore e dell’impegno verso uno sport che è il calcio che ricordiamo non ha sesso.