Eddie Irvine, uno dei piloti più rappresentativi della Formula 1 in un momento in cui il dominio era di Michael Schumacher, ha deciso di raccontarsi in un’intervista a Massimiliano Vitelli per Il Foglio. Nord Irlandese e ricco di famiglia, Eddie ha cominciato a correre per solo piacere fino a diventare uno dei migliori in casa Ferrari.

Pensa di aver guidato in Formula 1 nel periodo più divertente e stimolante?

Mi è impossibile conoscere altre ere della F1 bene come ho conosciuto la mia. L’erba del vicino è sempre più verde poiché non si conosce perfettamente la realtà delle situazioni. Una cosa, però, posso affermarla con certezza: i circuiti sono stati perfezionati nel periodo successivo al mio ritiro, quindi oggi sono meno impegnativi.

L’elettronica ha cambiato la F1. Tutto sembra andare nella direzione del “rischio 0” o quasi. Secondo lei questa strategia, che salvaguarda sempre più i piloti, è vincente?

L’uso dell’elettronica è solo uno spreco di soldi, a parte il discorso che riguarda il cambio, che è una soluzione ormai accettata. A mio parere la Formula 1 era più divertente prima, c’erano maggiori possibilità che accadessero cose imprevedibili.

Eddie Irvine, Michael Schumacher e la Ferrari F399, 1999 ...

Ai suoi tempi, anche un solo errore nelle qualifiche lo si pagava carissimo.  

Mi sembra che oggi i piloti viaggino sempre molto vicino al limite, e questo è impressionante, ma dipende dal fatto che per loro, a differenza di quando correvo io, compiere un errore comporta pagare un prezzo meno alto. Sono sempre stato convinto che nella vita, come nello sport, si debba pagare per i propri errori. Addirittura, le banche centrali ottengono grossi risparmi grazie alle speculazioni ai danni delle persone comuni. L’impressione è che oggi nessuno voglia più accettare il dolore. Secondo me nulla di veramente soddisfacente può essere ottenuto senza provare un certo livello di dolore.

Che giudizio ha sugli E-Sports?  

Il mio interesse è pari a zero per tutto ciò che non sia la realtà.

Cosa pensa della situazione attuale in Ferrari?

In Ferrari la pressione è altissima, si è sempre alla ricerca della perfezione. Ma per lavorare bene occorre sapere che si va tutti nella stessa direzione. Tenere Vettel fino a fine stagione, per me è stato un grande errore. Fossi stato io a decidere, lo avrei pagato per andarsene.

Nella prossima stagione, accanto a Leclerc ci sarà Sainz.  

Leclerc è davvero bravo, per Sainz sarà una sfida difficile. Penso non sia all’altezza di Leclerc, ma questo lo dirà solo la pista. Credo comunque che lo spagnolo abbia fatto la scelta giusta. Ma deve essere consapevole che è stato chiamato per fare la seconda guida, come accadde a me con Schumacher. Io non gli davo fastidio. 

Chi la segue pensa che lei faccia una vita fantastica: donne, auto, lusso. È esattamente così? 

I miei ammiratori vedono solo una parte della mia vita, ed è un bene! … Meglio tenere segrete alcune cose.

Quali sono le sue passioni?

Immagino di potermi definire un “artista della terra”, acquisto terreni e li rendo più belli in varie maniere, per esempio costruendo abitazioni o piantando piante ed alberi.  

Dopo la Formula 1 è entrato nel mondo degli affari. Che valore dà al denaro?

Non ho un grande talento con i soldi, motivo per cui ho bisogno di capitali importanti per poter condurre la mia vita nello stile che amo. 

In questo periodo è sulla sua isola ai Caraibi. Come trascorre le giornate? Ci racconta qualcosa?

Durante la pandemia ho permesso a tutto il mio staff di tornare a casa dalle famiglie, per cui mi sono trovato ad essere manager dell’isola, giardiniere, manutentore… tutto allo stesso tempo. Mi piace moltissimo. E ho capito di possedere ancora qualcuna delle abilità che avevo ai vecchi tempi nel garage di mio padre.

È favorevole o contrario alla Brexit? 

Contrario. L’Europa, come la democrazia stessa, è lungi dall’esser perfetta, ma faremmo meglio a stare tutti insieme. La UE è come un bambino, e spero abbia un futuro brillante davanti a sé. Il Regno Unito ha commesso un errore di valutazione nel decidere per il “leave” e spero ancora che non lo faccia. Nel mondo di oggi, al cospetto di Cina, USA e India, abbiamo bisogno di “dimensioni”. La UE è la nostra sola risposta possibile.

Una delle domande principali della Brexit è come risolvere il problema del confine tra Irlanda del Nord ed Eire. Il Backstop è la soluzione per non tornare agli anni difficili pre-Accordi del Venerdì Santo?

Io credo che il Partito Democratico in America abbia posto la questione in modo molto chiaro: bisogna seguire l’accordo Anglo-Irlandese. Secondo me il Regno Unito può veramente lasciare la UE solo nel caso in cui l’Irlanda del Nord lasci a sua volta il Regno Unito e resti in Europa. Sono convinto che le dimensioni contino, ed essere una piccola parte della “Piccola Bretagna” credo sia davvero una scelta infelice. Gli Water Boys hanno descritto in modo eccellente l’anima dell’Inghilterra 30 anni fa nella loro canzone “Old England”: “Ella pianta la sua bandiera dove questa non appartiene”. La Brexit è il chiodo finale sulla bara che custodisce le spoglie dell’importanza della Gran Bretagna a livello globale.

Che progetti ha per il prossimo futuro?

Di portare a termine quelli che ho già intrapreso, e sono molti! 

C’è una domanda che non le è mai stata fatta? E qual è la risposta?

“Perché vivi la tua vita così?” “Perché è così che voglio.”