Specialista nelle fughe da lontano e considerato uno dei migliori gregari dei primi anni novanta, Davide Cassani ha ottenuto ottimi risultati durante tutta la sua carriera da professionista. Con più di ottocento mila chilometri percorsi e oltre 1500 corse tra cui dodici Giri d’Italia, nove Tour de France e nove partecipazioni ai campionati del mondo, può vantare nel suo palmares la bellezza di 27 vittorie.

Dopo aver annunciato il suo ritiro da ogni competizione nel 1996, Cassani continuò lo stesso a dedicarsi al mondo del ciclismo su strada dapprima come commentatore RAI e successivamente, a partire dal 2014, come commissario tecnico della nazionale italiana maschile èlite prendendo il posto di Paolo Bettini.

1.      Come è nata questa passione per il ciclismo?

È difficile a dirsi. Questa mia passione per il ciclismo penso sia nata quando avevo solo sette anni. Mi ricordo ancora quando mio padre mi portò per la prima volta a vedere un Campionato del Mondo. Credo proprio che fu amore a prima vista. Da quel momento, infatti, volevo solamente stare in sella.

2.      Quando e come è decollata la tua carriera da professionista?

Non c’è stato un vero e proprio evento che mi abbia fatto capire che sarei potuto diventare un professionista. Semplicemente a diciott’anni iniziavo a rendermi conto di essere particolarmente portato per questo sport. Dopotutto vincevo gran parte delle corse cui partecipavo e venivo convocato per competizioni più importanti a livello internazionale. Quindi credo che questa lunga scia di successi mi abbiano portato a pensare che avrei potuto farlo come professione.

3.      Momento più bello e più brutto della tua carriera?

Il momento più bello di tutta la mia carriera è stato senza dubbio il primo Mondiale cui partecipai. Era il lontano 1985. Fu un mese importantissimo per me, ma anche per l’Italia. Per quanto riguarda invece quello più brutto è stato due anni prima nell’83, era il mio primo anno da professionista ed avevo appena terminato il Giro d’Italia. Sentivo un profondo dolore al ginocchio e per questo motivo, nella seconda parte della stagione, iniziai ad allentare la presa. Mi spaventai tantissimo. Ero quasi sul punto di smettere, ma per fortuna questa brutta situazione si risolse in meglio.

4.      Cosa provi quando sei in bici?

Oltre alla fatica che è abbastanza relativa, quando sono in sella è difficile razionalizzare le emozioni che provo. Sicuramente gioia e spensieratezza. Pedalare mi fa stare bene e mi permette di raggiungere la pace dei sensi.

5.      Purtroppo e malvolentieri quando si pensa al ciclismo si fa subito una connessione all’altissimo utilizzo di sostanze dopanti anche tra i dilettanti. Cosa ne pensi a riguardo?

È brutto che si sia creato questo collegamento. Sinceramente ho smesso di chiedermelo da tempo. Il ciclismo viene spesso criticato e talvolta anche in maniera fin troppo esagerata. Il Comitato Nazionale ed Internazionale sta provando a combattere questa enorme e brutta piaga con ogni mezzo possibile. Ci sta riuscendo o meno? Onestamente non mi interessa più di tanto. Al momento so solo che se mio figlio volesse correre in bicicletta ne sarei sempre e comunque felice. Non bisogna lasciare che questo pregiudizio comprometta questa disciplina. Adesso in questo periodo è sicuramente molto debole, ma rimane sempre molto popolare in Italia. Credo che questa spiacevole situazione, che sta attraversando ora il ciclismo, debba essere d’esempio a tutti gli altri sport.

6.      Com’è essere CT della nazionale e quale visione hai per il ciclismo italiano? Come prevedi sia il futuro per l’Italia?

Stiamo cercando di investire sui giovani. Il mio compito come CT della nazionale italiana del gruppo senior è quello di trovare nuovi modi per far emergere le nuove leve. Come? Abbiamo organizzato moltissime iniziative interessanti come ad esempio il Giro d’Italia dei giovani e partecipiamo come nazionale ad eventi esteri. Il nostro obiettivo principale è quello di lasciare molto più spazio ai ragazzi così che possano crescere e maturare dal punto di vista sportivo. Il loro futuro è nelle nostre mani ed è una grossa responsabilità.

7.      Progetti per il futuro?

Migliorarsi sempre e comunque trovando anche nuovi modi per fare il nostro lavoro al massimo.