Capelli ricci castani, un sorriso contagioso e un fisico pazzesco forgiato da tanto sport e numerosi allenamenti. Questo è il segreto di Greta, la giovane kiter lodigiana che nell’ ultimo anno è diventata una fonte di ispirazione su Instagram e non solo. Al momento, infatti, è uno dei volti più richiesti dai brand sportivi, e non solo, ma prima di tutto è una campionessa di kitesurf, passione che nutre fin da piccolissima. Nel 2014 ha subito un brutto infortunio al ginocchio che ha messo a repentaglio la sua carriera, ma grazie alla sua grande forza di volontà è riuscita a superare anche questa difficoltà uscendone più forte ed agguerrita di prima.

1.      Come è stata la tua prima esperienza con il Kitesurf?

Potremmo dire che è stato amore a prima surfata. Avevo otto anni ed ero in vacanza in Toscana con la mia famiglia. Da piccola ero una bambina iperattiva e piuttosto ingestibile e per tenermi a bada, i miei genitori mi facevano provare qualsiasi tipo di sport. Quell’estate lì mi imbattei nel kitesurf e da lì è iniziata la mia avventura sportiva. Era difficile trovare una scuola disposta a farmi provare: ero troppo piccolina e leggera. Fortunatamente ci riuscimmo.  

2.      Il bello e il brutto di fare Kitesurf…

Grazie a questo sport ho avuto l’opportunità di visitare posti veramente splendidi in giro per il mondo. Sei in continuo contatto con la natura specialmente quando sei sulla tavola. Il mare mi dà un senso di libertà e spensieratezza. Ammetto che questo mi fa stare bene, mi sento come se fossi a casa. Per quanto riguarda gli aspetti negativi, l’unico che mi viene in mente è il fattore vento. Può infatti capitare che non salga e quindi rimani a terra. È veramente snervante trovarsi in questa situazione.

3.      Il tuo più grande traguardo è il terzo posto ai Mondiali Juniores, cosa hai provato? Come è cambiata la tua carriera?

Sicuramente è stata una sorpresa. Ci speravo, ma mai mi sarei aspettata un risultato del genere. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. Ai tempi avevo già uno sponsor che mi sosteneva, ma dopo questo piazzamento ho ricevuto proposte migliori tra cui quella di Roberto Ricci, un brand italiano che mi ha supportata enormemente. Da lì ho iniziato ad ingrandire la mia immagine di kiter con numerosi servizi fotografici.

4.      Come è visto il Kitesurf in Italia? Hai notato differenze con il resto del mondo?

In generale, a livello globale, rimanere sempre uno sport di nicchia. Essendo particolarmente costoso sia per quanto riguarda le attrezzature che i viaggi non è praticabile da chiunque. A livello italiano purtroppo non è organizzato nella maniera migliore. Non esiste una Federazione o un Ente di riferimento per i kiter. Nella mia carriera ho conosciuto persone veramente molto valide che si fanno in quattro per le loro passioni, ma che sfortunatamente non trovano sostegno. C’è anche da dire che il nostro paese non è particolarmente avvantaggiato a livello territoriale. Non c’è molto vento e gli spot dove praticarlo sono pochi.

ph. Marco Falcetta

5.      Dove ti sei allenata tutti questi anni?

Mi sono allenata per tanti anni presso la Maselli Kiteschool sul Lago di Garda. È stata questa scuola a darmi le basi di questa disciplina e del freestyle. Poi mi sono spostata in Sicilia in uno spot tra Marsala e Trapani chiamato lo Stagnone. Lì ho avuto l’opportunità di conoscere tanti kiter del team italiano con cui sono diventata amica. Adesso siamo un bel gruppetto e abbiamo fondato una specie di crew .

6.      Lo sport è stato un aspetto importante della tua vita. Ti è costato tanti sacrifici?

Sì specialmente quando avevo dai quattordici fino ai diciassette anni. In quel momento la mia carriera sportiva era particolarmente intensa e spesso capitava che non potessi andare a feste perché il giorno dopo mi allevano. Oppure quando le mie compagne di scuola si rilassavano durante le vacanze per me iniziava la stagione più dura. Con il senno di poi è stato sì un sacrificio, ma non particolarmente sentito. Alla fine il kitesurf è una mia grande passione e mi diverto sempre mentre lo pratico. A livello scolastico è stata dura. Facevo il classico e dovevo organizzare bene il mio tempo.

7.      Sappiamo che hai subito un brutto infortunio. Come è successo e come ha compromesso la tua carriera di kiter?

Avvenne nel 2014 al Mondiale. Durante la mia hits mi sono lesionata il legamento e fratturata il perone. Fortunatamente non dovevo operarmi, ma c’è mancato veramente poco. Sono stata ferma otto mesi quasi un anno e quando sono tornata in acqua, a parte che dovevo ricominciare tutta la preparazione da capo, sentivo che qualcosa era cambiato in me. Avevo paura. Non ero traumatizzata, ma percepivo questo blocco psicologico che mi limitava in ogni elemento che facevo come se ora fossi consapevole delle conseguenze.

8.      Riusciresti ad immaginare la tua vita senza il Kitesurf?

No mai. Al momento ci sto dedicando meno tempo per via dell’università e del lavoro, ma questo sport rimarrà una mia grande passione e non smetterà mai di esserlo. Non vedo l’ora di ritornare in acqua.

9.      Obiettivi futuri?

Dal punto di vista personale senza dubbio laurearmi, sarebbe veramente un gran bel traguardo. Dal punto di vista sportivo invece tornare a fare competizioni per lo meno a livello nazionale. Come ho già detto prima mi alleno molto meno, ma dovrei riuscire nell’intento. Poi ovviamente continuare ad esplorare il mondo della moda, e perché no, anche del cinema.