L’attesa è ormai finita e Sara è determinata più che mai a realizzare il suo sogno di nuotatrice. A marzo infatti rappresenterà per la prima volta l’Italia ai mondiali Special Olympics di Abu Dhabi. La sua specialità? i 1500 metri in mare aperto. Sarà una grossa opportunità per la giovane atleta lodigiana nata con la sindrome di Prader Willi, una malattia genetica particolarmente rara che colpisce 1 bambino su 25 mila ed è caratterizzata da anomalie ipotalamico-pituitarie, e noi di The Sport Spirit non possiamo far altro che sostenerla ed augurarle in bocca al lupo.

1.      Sara ti va di raccontarci un po’ la tua carriera sportiva? Come è nata questa passione?

Nuoto da quanto avevo quattro anni. A due sono caduta in acqua e così i miei genitori hanno deciso di iscrivermi ad un corso per imparare a nuotare. Era aprile – aggiunge la madre – e per sbaglio Sara è scivolata in piscina. Ci siamo spaventati tanto e così abbiamo deciso di farle fare un corso di nuoto. Non si sa mai capitasse un’altra volta.

2.      Come sei arrivata ad ottenere la qualificazione per partecipare ai Mondiali di Abu Dhabi?

Partecipare ai Mondiali di Abu Dhabi è un sogno che diventa realtà. Mi sono allenata tanto in questi anni, ho fatto molte gare e devo dire che i risultati sono finalmente arrivati. In questo modo ho ottenuto la qualificazione e adesso non mi resta che partire.

3.      Quante volte ti alleni alla settimana? In che struttura? Ti piace stare lì?

Io sono di Lodi e mi alleno in una piscina lì vicino quattro volte alla settimana: il lunedì, il mercoledì, il venerdì e il sabato. Mi piace l’ambiente che mi circonda e mi trovo bene con tutti, in particolar modo con i miei allenatori.

4.      Come ti ha aiutato lo sport, in particolare il nuoto, con la tua disabilità? Che insegnamenti ti ha lasciato?

Il nuoto mi ha fatto conoscere tantissime persone: non solo atleti del mio livello, che competono contro di me, ma anche vere e proprie star come Federica Pellegrini. È stato bellissimo aver avuto l’opportunità di incontrarla e di parlarle. Lo sport mi ha inoltre regalato davvero tanti insegnamenti. Quello più importante, forse, è l’aver capito che per raggiungere i propri traguardi bisogna far fatica. Solamente in questo modo si può migliorare.

5.      A marzo parteciperai alle Special Olympics di Abu Dhabi. Pensi che in Italia si dia la stessa attenzione a questo genere di manifestazioni?

In Italia c’è molta attenzione a questo genere di manifestazioni. La strada per arrivare ai Mondiali è lunga e nemmeno facile. Ho partecipato tutti gli anni ai Campionati Italiani, ma prima ancora a competizioni regionali e provinciali. Sono stata a Monza, a Torino, a La Spezia, a Biella e in molte altre città. Diciamo che ho girato parecchio. Lì ho avuto modo di conoscere sempre più sfidanti. Per quanto riguarda il numero varia a seconda delle lunghezze. Per esempio nei 1500 siamo in pochissimi, molto pochi; invece sulle medie e corte distanze molti di più.

6.      Come sei entrata in contatto con Special Olympics Italia? Come ti trovi? Hai conosciuto nuovi amici?

Grazie a mia sorella. Lei ha fatto atletica e il suo insegnante mi ha chiesto se volessi far parte di Special Olympics. Mi sono subito trovata bene e ho avuto l’opportunità di conoscere tantissimi allenatori pazienti e determinati. È grazie a loro che non ho mai smesso di fare quello che faccio e sono arrivata a questi traguardi. Poi ovviamente sono entrata in contatto con altri atleti come me.

7.      Quest’anno sei stata nominato “Lodigiano dell’anno” e sei stata convocata per i Mondiali di Abu Dhabi. Hai già pensato a quali altri traguardi vorresti raggiungere in futuro?

Sono contentissima e non vedo l’ora di partire per Abu Dhabi. Per il momento ho in mente di riprendere Judo. Prima di praticare nuoto facevo questa disciplina. Il prossimo obiettivo è quello di ottenere la cintura nera, per il momento sono solo marrone.