Forse il suo nome, Emanuele Esaia, vi dirà poco, ma sicuramente conoscete la sua pagina sul ciclismo amatoriale, I Love Amatori, seguita da ottantamila follower e diventata un punto di riferimento per chi ama le due ruote. Noi lo abbiamo raggiunto per capire come si costruisce un fenomeno social con lo sport amatoriale. 

Emanuele, parliamo innanzitutto della tua passione per il ciclismo. Come nasce?

Ho iniziato con la bici dopo aver smesso con l’atletica. In quel periodo prendevo la bici da corsa di mio padre ogni tanto, poche volte. Poi ho fatto due anni di palestra, ma stare al chiuso mi piaceva poco. Così ho deciso di comprarmi finalmente una bicicletta. I miei amici già ci andavano e mi sono aggregato.

Successivamente arrivano i social e il tuo brand “I Love Amatori” diventa seguitissimo. Ci puoi raccontare come hai ideato questo progetto?

Ero in una salita in gruppo (verso il Santuario di Tindari), nella prima settimana di Gennaio 2015. In quel gruppo c’erano anche i fratelli Nibali. Ad un certo punto a metà salita scatta un amatore in faccia alla maglia gialla in carica. Risate generali e dopo pochi secondi ho pensato letteralmente: “Devo aprire una pagina e devo chiamarla I Love Amatori” e così è stato. All’epoca andava molto Facebook, oggi è un po’ diverso. C’è anche da dire che “seguitissimo” è un parolone, all’inizio pensavo che 10mila persone fossero tante, oggi con quasi 50mila su Facebook e 30mila su Instagram, mi sembrano pochi.

Da spettatori di un fenomeno come “I Love Amatori” può sembrare facile portare avanti un blog e qualche account social. In realtà chi è del mestiere sa che non è semplice. Ci puoi raccontare come nascono i tuoi post e quanto lavoro c’è dietro?

Gli spettacoli degli attori a teatro sembrano semplici ma sappiamo quanta preparazione c’è dietro. Ogni cosa se giudicata superficialmente risulta “facile”, poi se non si suda o se non ci si fanno i calli alle mani pare che non sia nemmeno lavoro. Quasi sempre commento quello che succede nell’ambiente ciclistico, dal piccolo al grande evento, da un anno e mezzo a questa parte vado “a filo di gas” perché sono super impegnato extra-social (per un buon motivo) ma nonostante ciò, insieme ad altri amici creiamo post e contenuti.

Il tuo slogan Fight for Salsa ormai è diventato un must, com’è nato?

Dall’osservazione del contenuto dei premi gara: Biscotti, merendine, bottiglie di vino, pacchi di pasta e… salsa in scadenza a breve.

Troppo spesso si associa il ciclismo, anche quello amatoriale, al doping. Da appassionato, cosa ne pensi?

Penso che sia un problema culturale in linea generale e preso singolarmente anche un problema psicologico. Credo anche che alcuni marchi stiano travisando il marketing PER GLI amatori con il marketing DEGLI amatori. Per alcuni vincere una gara senza alcun valore è il top che la vita può offrirgli o magari è quello che pensano loro, nella loro bolla fatta di uscite in bici, preparatori, integratori, massaggi, 50 corse all’anno.

Su I Love Amatori non fai mistero del tuo tifo per Vincenzo Nibali. Chi più di tutti ha però legato il suo nome al tuo brand è stato Pippo Pozzato, soprannominato “il maestro”. Ci racconti il tuo rapporto con entrambi?

Con Vincenzo mi ero già incontrato per strada quando avevo circa 7mila fan, ma non ho detto niente della pagina. C’era anche Agnoli quel giorno. Poi dopo un paio di mesi, quando la pagina raggiungeva 20-30mila fan si è reso conto di chi fossi e mi sono trovato una richiesta di amicizia. Con Pozzato invece è stato diverso. All’epoca, si parla del 2016, pochissimi Pro usavano i Social e lui li usava già da tempo. Per dire era quasi un precursore di Instagram e diciamo aveva già quel tocco “naif” che si prestava bene alle prese in giro. Dopo tanto tempo in cui venivo poco considerato, avevo trovato qualcuno che stava finalmente al gioco!!! (ed abbiamo giocato) Direi che ha funzionato ed è un fatto concreto.

Tenderei a sottolineare, con una punta di orgoglio, che #Maestro è “invenzione” mia. Come tutti gli altri diffusi in questi 3 anni! Tuttora lo usa sui social.

A proposito di soprannomi e altri nickname utilizzati nei tuoi canali. Ci puoi spiegare perché ti fai chiamare “il Supremo” e il significato di “cicloplebei” e “ciclopatrizi”?

#Supremo viene dai fan, l’unico a non aver creato io. I soprannomi te li devi guadagnare sul campo nel bene e nel male. CicloPlebei e CicloPatrizi sono due grandi fasce (così tanto grandi da non poter aver confini ben definiti) che rappresentano quelli che non spendono sulla bici e quelli che spendono tantissimo.

Quali sono le caratteristiche più simpatiche dei cicloamatori italiani che hai scoperto grazie a I Love Amatori?

Le caratteristiche sono troppo dettagliate, però so che c’è tanta gente per bene in Italia che ama la bici nella sua forma più pura, cioè il pedalare per il gusto di farlo, che sia per una passeggiata o per una gara. Io volevo questo, un pubblico in linea con me. Sono fortunato ad averlo trovato, esprimendo il mio pensiero online, questa è l’unica cosa che conta. Nonostante le restrizioni sulla visibilità di Facebook, andare virale con le proprie parole è possibile. Per il momento non ho ancora finito, né sono sazio… è che c’ho da fa per qualche tempo ancora!