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L’ippoterapia, quando il cavallo si prende cura di te

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L’ippoterapia è praticata da sempre. Basti pensare che già Ippocrate consigliava di cavalcare prima di dormire per sconfiggere l’insonnia. Galeno, invece, attribuiva al cavallo proprietà riabilitative per alcune patologie neurosensoriali. È da qualche anno, però, che i cavalli vengono utilizzati nel mondo delle co-terapie in maniera sistematica. Ne abbiamo parlato con Isabella Failli, campionessa di equitazione e psicologa, che ci ha illustrato i benefici che questo tipo di terapia può avere sui pazienti.

Gli effetti benefici

Secondo la dottoressa Failli «i cavalli sono animali speciali e numerosi studi scientifici hanno provato la loro efficacia a livello terapeutico». Questa efficacia può essere sfruttata a più livelli. Infatti gli effetti benefici sulla persona non si riscontrano solo quando il cavallo viene montato, «anche da terra, stando attorno a lui e prendendosi cura dell’animale si attivano dei meccanismi neurobiologici come la produzione di serotonina, dopamina e noradrenalina nel nostro cervello».

Isabella Failli in azione

I diversi tipi di ippoterapia

La base dell’ippoterapia è l’equitazione terapeutica che consiste nella realizzazione di esercizi fisici controllati stando sopra il cavallo. È indicata per le riabilitazioni psicopedagogiche e fisioterapiche. L’ippoterapia vera e propria è invece un trattamento integrale di base neurofisiologica sopra il dorso del cavallo. In essa hanno un gioco determinante la trasmissione del calore al paziente a partire dalla temperatura corporea del cavallo, gli impulsi ritmici dell’ippica e i movimenti nello spazio dell’animale. L’equitazione psicopedagogica, invece, è indicata principalmente per migliorare i problemi di concentrazione e di apprendimento nei bambini e negli adolescenti. Inoltre può essere utile anche per favorire l’indipendenza e l’adattamento delle persone con delle disabilità.

Non solo l’ippoterapia

L’ippoterapia negli ultimi anni si è diffusa molto con dei risultati veramente positivi, ma anche la «gestione di un cavallo oltre a responsabilizzare, migliora la consapevolezza delle proprie capacità – precisa la dottoressa Isabella Failli – andando ad incidere sulla soddisfazione e autostima personale. Ad esempio io dedico molto tempo alle mie cavalle e sono favorevole all’approccio etologico del cavallo. Nei giorni di relax mi piace montare la mia cavalla senza sella “a pelo” e anche senza testiera o senza cavezza perché amo il contatto con il cavallo in completa libertà».

Francesco Papa

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