Ivan Basso, vincitore di due Giri d’Italia (2006 e 2010), due volte sul podio al Tour de France, è il simbolo del ciclismo italiano nei primi anni del duemila. Anche dopo il suo ritiro dalle corse non ha mai accantonato la sua passione per la bicicletta.

Bicicletta: emblema della libertà

Quando Ivan parla di ciclismo lo ascolteresti per ore. Non solo per la sua esperienza di corridore, non solo per i racconti dei suoi successi, ma soprattutto per la passione che trapela dalle sue parole. «La bicicletta è uno sport che innanzitutto fa stare bene – precisa – l’agonismo è un passaggio successivo, non fondamentale. Bisogna partire dal piacere e dalla bellezza che porta la bicicletta, il primo strumento che ti dà un senso di libertà».

Le biciclette create con Contador

Così anche dopo aver appeso la bicicletta al chiodo non si può far a meno di vivere per essa. Nasce così l’idea di mettere la propria esperienza al servizio degli altri ciclisti. Per farlo ha realizzato insieme ad Alberto Contador un marchio di biciclette, l’AURUM, nel quale entrambi hanno parte attiva. Il rapporto di lavoro con Contador nasce dalle battaglie agonistiche condivise negli ultimi anni di carriera. «Con Alberto sono sette anni che siamo vicini l’uno all’altro, un rapporto fraterno che si allarga a un rapporto di amicizia e di lavoro».

Il futuro delle biciclette

Il ruolo dei due campioni nello sviluppo delle biciclette è determinante. I loro nomi non sono accostati al marchio sulla base di calcoli commerciali. A dimostrarlo è la chiarezza con la quale Ivan sgombera i dubbi di tanti appassionati sulla scelta, ad esempio, degli impianti frenanti: «nel futuro si andrà nella direzione dei freni a disco per tutti, anche se non tutti i marchi sono andati alla stessa velocità nell’adeguarsi, ma in tutte le condizioni metereologiche i freni a disco ormai garantiscono una qualità di frenata nettamente migliore rispetto ai freni tradizionali».

Il carbonio una tradizione rinnovata

Anche sulla composizione del telaio Ivan non ha dubbi: il carbonio la farà da padrone ancora per molto, ma probabilmente saranno rinnovate le geometrie e le sezioni. «Il passaggio dall’acciaio e dall’alluminio al carbonio – racconta – ha rivoluzionato il mondo del ciclismo, ma dire “telaio in carbonio” è troppo generico, la bicicletta sostanzialmente deve essere “rapida” deve cioè reagire prontamente, quindi si troveranno delle soluzioni tecniche per rendere i telai più reattivi».

Francesco Papa