Confusione è la parola che meglio descrive gli effetti che il nuovo DPCM, firmato lo scorso 25 ottobre, ha avuto sul mondo dello sport, nello specifico nell’ambito del dilettantismo e dell’attività di base.  

“Fermiamo un mondo che ha speso dei soldi per permettere che i bambini non si infettino e possano svolgere attività motoria in modo responsabile e sicura. Poi lasciamo il via libera al mondo dei professionisti. Guardare le loro partite e vedere che si abbracciano dopo ogni goal, mi viene rabbia perché noi dobbiamo dire ai nostri ragazzi di stare a due metri di distanza. Sono scenari che fanno male.” Queste le parole utilizzare da Sergio Ferrarotti, presidente della Polisportiva San Giacomo di Novara, nel definire il nuovo decreto ministeriale emanato dal Governo per contrastare la diffusione del Coronaviurs.  

Come andrà avanti la Polisportiva San Giacomo dopo il nuovo DPCM? 

Andrà avanti nei limiti consentiti dal Governo. Abbiamo ovviamente riscontrato diverse difficoltà sia a livello organizzativo che economico. La pandemia ha messo tutti davanti ad un grosso problema di gestione oltre a numerosi economici. Per esempio, qualche settimana fa ho saputo che una ASD di pallavolo a Brescia ha chiuso completamente.  

Questo DPCM ha messo solo confusione oltre a delegare alle federazioni e agli enti di promozioni la scelta di autorizzare l’attività sportiva. Siamo sempre nel campo dell’interpretazione e in questo momento noi abbiamo bisogno di certezze con indicazioni chiare e precise. C’è troppa disparità: chi si può allenare e chi invece non riesce per vari motivi. Bisognerebbe mettere tutti nelle medesime condizioni. Questo è senza ombra di dubbio uno dei grossi limiti di questo decreto. 

Ancora una volta lo sport dilettantistico di base viene messo da parte. Com’è la situazione?  

In Italia purtroppo c’è scarsa cultura per quanto riguarda lo sport. Diamo sempre maggior attenzione all’attività professionistica dimenticandoci che alla base c’è quella dilettantistica. Il cuore pulsante di questa macchina. Questo vuol dire prima di tutto prevenzione, crescere individui forti e sani. A scuola purtroppo la motoria viene sempre vista come una pratica di ripiego, quando invece dovrebbe procedere a pari passo con le Istituzioni, un aiuto per educare i giovani con principi. Gli allenatori, che io considero anche educatori, lavorano per la Società regalando un valore aggiunto ai propri atleti. 

Come è stata la ripartenza dopo il lockdown? Quali aiuti avete ricevuto, ma soprattutto quali problemi avete riscontrato? 

Non nascondo che le difficoltà ci sono stata e sono ancora presenti. Partendo in primis dalle strutture, molte non sono disponibili perché utilizzate dalle scuole. Di conseguenza sono impraticabili per l’attività motoria e quindi abbiamo dovuto affittare nuovi spazi privati. Dal punto di vista economico invece abbiamo visto la rinuncia di sponsor la cui priorità è ovviamente quella di salvaguardare la propria azienda e i propri dipendenti. Queste mancanze sono state parzialmente risanate dalle Istituzioni. 

Quali saranno secondo lei le conseguenze della pandemia sui bambini? 

Tendiamo a sottovalutare, ma questa pandemia ha lasciato sicuramente un grosso impatto sui bambini. In pieno lockdown abbiamo avuto la fortuna di ricevere aiuti da parte di McDonald’s con 100 pasti al giorno per le persone in difficoltà. Mi sono interfacciato con molte realtà: tanti stipati in piccoli appartamenti con una famiglia numerosa, molti non potevano neanche permettersi di seguire le lezioni a distanza. Con questo piccolo gesto siamo riusciti a portare il sorriso e un po’ di serenità.  

Ovviamente la priorità ce l’ha la sanità, ma stiamo crescendo una generazione sulla paura, non tanto per il virus, ma più per l’altro e per le diversità. La Polisportiva San Giacomo si basa sull’inclusione non solo motoria, ma anche fisica, di colore e sessuale. Se isoliamo le persone come facciamo a fare inclusione? Dobbiamo reinventarci e trovare in questa pandemia un’opportunità. Prendo sempre come esempio Daniele Cassioli. Il 16 ottobre abbiamo raccontato la sua storia al Broletto di Novara e di come sia riuscito a raggiungere tutti i suoi traguardi superando i propri limiti.  

Come ne usciremo da questa pandemia? 

Quattro mesi fa dicevamo che ne saremmo usciti migliori. No non è così. Siamo realisti siamo diventati più egoisti ed egocentrici, ognuno che guarda esclusivamente al proprio orticello. La pandemia ci deve insegnare che solamente il lavoro di squadra funziona. Se ciascuno di noi fa quello che gli pare non ne usciamo più. Fare la propria parte proteggendo gli altri per proteggere se stessi a questo serve la mascherina.