Il Coronavirus sembra stia pian piano allentando la morsa sull’Italia, e ogni contagio in meno può voler dire un leggero ritorno alla normalità. Non è ancora del tutto esatto però: alcune attività e alcuni luoghi ancora non hanno riaperto e per qualche giorno o settimana non riapriranno. Tra le altre cose, sembravano vicini alla riapertura i campetti da calcetto, basket e le aree di gioco per le attività sportive. Purtroppo, si è deciso per un dietro-front, facendo slittare le riaperture al 25 giugno, quando, si spera, i contagiati dovrebbero essere ancora minori, e conseguentemente anche il numero giornaliero di contagi.

Bisognerà ancora aspettare un po’ dunque, ma già il fatto che ci sia una data è una bella notizia per tutti gli amanti dello sport amatoriale. Anche con tutte le iniziali regole che ci saranno, la riapertura dei campetti verrà vista come una manna dal cielo per tutti coloro, chi giovane e chi no, che hanno nelle partitelle con gli amici una costante della propria vita. Non solo perché per alcuni sarà un pretesto per tornare all’attività fisica, ma anche per ciò che il campetto trasmette ed insegna.

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Il campetto è uno stile di vita

Per tanti il campetto è stato una parte importante dell’infanzia e dell’adolescenza, da molti approcciato negli oratori grazie al catechismo, che diventava un’occasione per organizzare delle partitelle al termine dell’incontro. Chi col calcio, chi col basket, chi con lo sport che più preferiva, in quelle partite si imparavano dei valori, in comunione con i propri amici, seppur con un pizzico di agonismo, che però non faceva mai male. Perché per il ragazzino del campetto ogni partita è come una finale, si gioca e si scherza ma la vittoria ha il suo peso, cercando di emulare quelli che sono i propri idoli con un destro all’incrocio o con una tripla da 10 metri.

Nel suo piccolo, si può dire che la mentalità del campetto insegni un valore, ovvero la capacità di non mollare mai, che può, anzi deve essere applicata in ogni circostanza della vita. Sempre condita però da un altro valore: il rispetto. Perché dal campetto sono passate, passano e passeranno ragazzi di ogni tipo, dove però ogni parvenza di differenza è annullata dall’amore per il gioco e dalla voglia di dare il meglio di sé. Alla fine, ci sarà sempre una stretta di mano e la voglia di darsi la rivincita o un appuntamento per un’altra partita, dove “la prossima volta vinceremo noi”.

Insomma, con la riapertura dei campetti sembra davvero più vicina la normalità. Una normalità che ha visto coinvolte generazioni, e altrettante ne coinvolgerà, con il campetto pronto a far crescere altre persone all’insegna della tenacia, della determinazione, ma soprattutto della condivisione, valore che al campetto è una costante e che nemmeno una pandemia mondiale potrà mai togliere.