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L’orientamento nell’era digitale: dovrebbe essere impossibile perdersi, ma…

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A volte, l’esclamazione è istintiva: “Per avere queste “cose”, da giovane avrei ucciso”. Le “cose” in questione sono tutte racchiuse in un banale smartphone: mappe satellitari di tutti i tipi, posizionamento GPS e relative “tracce”, radar meteorologici per valutare l’avanzata di nuclei temporaleschi o banalmente di nuvole, bussola digitale, altimetro, condivisione della posizione con altre persone, web cam per verificare le condizioni meteo effettive in tempo reale, descrizione di itinerari sempre disponibili e in estrema abbondanza, e si potrebbe continuare. Tutto ciò, alcuni decenni fa, apparteneva solo alle serie televisive di Star Trek.

Foto di Gabriele Ancona

Una rivoluzione

Non c’è dubbio che la cosiddetta “era digitale” abbia rivoluziona anche il modo di programmare, svolgere e “raccontare” un’escursione in montagna. E, sicuramente, ha cambiato profondamente il modo di orientarsi, anche nella pratica dello scialpinismo. Addio alla classica bussola ad ago, così laboriosa da usare e poco precisa, addio a svolazzanti cartine cartacee più o meno affidabili, addio al classico altimetro barometrico, di cui ci si dimenticava sempre la taratura. Oggi, basta un “clic” sullo schermo dello smartphone per sapere con esattezza dove ci si trova, dove si trova la nostra destinazione, e qual’è il percorso da seguire, magari precaricato in precedenza (le cosiddette “tracce GPS”).

In teoria, quindi, oggi dovrebbe essere impossibile sbagliare percorso e perdersi in montagna. In realtà, le nuove tecnologie hanno sicuramente molto migliorato l’orientamento nell’ambiente montano, sia esso invernale o estivo, ma non hanno di certo azzerato il rischio di perdersi. In altri termini, non si deve mai fare un assoluto affidamento sulle nuove tecnologie, che dovrebbero essere intese con un “aiuto supplementare”, e non come l’unico strumento da utilizzare.

Foto di Mauro Cout guida alpina, tel: 347-1472576

La nebbia, e se non c’è campo…

Una recente escursione scialpinistica ha perfettamente dimostrato come le nuove tecnologie non siano per nulla infallibili. L’obiettivo era un rifugio di media quota, ben conosciuto e raggiunto molte altre volte con gli sci. Purtroppo, a circa mezz’ora dal rifugio calò una fittissima nebbia, e la nevicata della notte aveva pressoché cancellato le tracce precedenti. Fiduciosi, impugniamo i nostri smartphone, un po’ impacciati per il vento gelido, solo per scoprire che “non c’era campo”, forse perché ci si trovava su un vasto altopiano.

Nessuno aveva scaricato off line la mappa della zona, per cui la semplice posizione GPS non serviva a nulla. Non rimase che proseguire “a naso”, approfittando degli sprazzi di visibilità concessi dalla nebbia, raggiungendo infine il rifugio dopo avergli girato intorno per una buona mezz’ora. E meno male che si trattava di una dolce zona prativa, senza salti di roccia o altri pericoli analoghi, altrimenti l’unica alternativa sarebbe stata rinunciare e tornare indietro.

Foto di Mauro Cout guida alpina, tel: 347-1472576

Non fidarsi ciecamente delle nuove tecnologie

Pur nella loro indiscussa utilità, non dobbiamo fidarci ciecamente e unicamente delle nuove tecnologie: esse potrebbero non funzionare proprio quando ne avremmo più bisogno, magari per la batteria scaricata dalle basse temperature (a proposito, portare sempre una batteria esterna carica col cavo di collegamento).

Dobbiamo quindi prudenzialmente comportarci come se lo smartphone non esistesse: studiare preventivamente il percorso su una cartina e sulla base di una o più relazioni, da stampare e portare con sé. Nel caso di scarsa visibilità, non fare troppo affidamento sulle tracce GPS, specie su terreni accidentati, tra salti di roccia o nel fitto del bosco: nessun sistema GPS potrà mai fornirvi una precisione sufficiente. E, a volte, anche un passo a destra o a sinistra può fare la differenza tra imboccare il sentiero giusto e perdersi.

Foto di Mauro Cout guida alpina, tel: 347-1472576

Se le condizioni meteo non sono buone, non forzarsi a proseguire perché “Tanto poi mi oriento col GPS”. Ricordiamo sempre che le montagne non scappano: potremo sempre ritornarci.

Avendo in programma percorsi complessi e lunghi, raccomandiamo comunque di portarsi anche una carta topografica cartacea e la classica bussola: strumenti che non si scaricheranno mai e funzioneranno sempre.