Negli ultimi anni in Italia l’ultracycling, il ciclismo estremo che prevede tappe lunghe giorni, sta iniziando a riscuotere un grande successo sia tra gli appassionati che tra i partecipanti. Infatti, sempre più atleti decidono di mettersi alla prova cimentandosi in queste sfide estreme. Tra questi c’è Marcello Luca, moncalierese di nascita, che grazie alle sue imprese e ai suoi traguardi è riuscito ad ammaliare tutta Italia.

1.      Come è nata questa passione per l’ultracycling?

Il mio primissimo approccio con la bici è avvenuto più di vent’anni fa quando, insieme ad un mio amico ed a suo fratello, iniziai a muovere i primi passi nella mountain bike. Dopo però decisi di praticare un altro sport accantonando un po’ questa passione. Certo, in questi dodici anni vivevo con il pensiero di ritornare a pedalare e mi ripromisi che una volta smessa quest’altra disciplina sarei rimontato in sella. Così feci. Dal 2011 competo nel ciclismo. Prima ho partecipato a qualche gara di Granfondo ora invece mi dedico esclusivamente a queste lunghe tratte.

2.      Qual è stata la competizione, tra quelle a cui hai partecipato, che ritieni la più bella in assoluto e quale invece ti ha messo a dura prova sia fisicamente che psicologicamente?

La più bella in assoluto è stata sicuramente la vittoria nella Race Across The West. Questa competizione ha decisamente un fascino tutto suo e poi fa parte della Race Across America, considerata da tutti gli ultracycler la gara per eccellenza. Tra l’altro sono stato il primo italiano a portare a termine quest’impresa con un bel oro. Ciò rende quest’esperienza ancora più unica. Mentre quella che mi ha messo più a dura prova sia a livello fisico che psicologico è stata senza alcun dubbio la Race Across France di quest’anno. Abbiamo fatto 2.500 km con più di 38 mila metri di dislivello. Decisamente disumana! Inoltre, mi ero messo in testa di rimanere allo stesso livello della svizzera Nicole Reist, l’ultracylcer donna più forte al mondo. È stata una sfida nella sfida, ma alla fine posso dire che ce l’ho fatta! È stata una lotta agonistica non indifferente.

3.      Come fai a prepararti a questo genere di competizioni? In che cosa consiste la tua preparazione sia fisica che mentale?

Dal punto di vista fisico mi appoggio da sempre al mio preparatore tecnico. Abbiamo iniziato a collaborare ai tempi delle gare di Granfondo ed insieme abbiamo deciso di cimentarci nell’ultracycling. Non ho allenamenti fissi, di solito variano in base al mio obiettivo o alla gara che ho intenzione di fare. Una volta focalizzata, si pianificano tutte le uscite e le sessioni. Normalmente mi alleno sei volte alla settimana alternando percorsi di rettilineo con quelli di dislivello così che possa concentrarmi meglio su ogni singolo aspetto tecnico. Per quanto riguarda l’alimentazione, sono seguito da un nutrizionista che mi indica la giusta dieta. In fase pre-gara non si può assolutamente sgarrare. In pratica conduco una vita da professionista senza esserlo.

4.      Parliamo di doping, una piaga del ciclismo: in questo genere di competizioni su lunghe distanze è alto il tasso di doping?

Nelle gare di ultracycling non esistono controlli. Dopotutto sono competizioni per lo più amatoriali e chiamare un ente esterno ha dei costi non indifferenti. Dovrebbero farli anche se questa disciplina è più una sfida con te stesso e poi contro gli altri. Ci vuole molta testa. Per questo motivo sono convinto che se uno “giocasse sporco” non avrebbe una marcia in più. Non è la prestazione di un giorno a fare la differenza. Non posso ovviamente garantire che tutti siano puliti, ma alla fine in cinque anni che gareggio mi sono accorto che dal punto di vista delle tempistiche siamo tutti uguali. È la concentrazione la chiave del successo.

5.      Com’è percepito in Italia l’ultracycling? Ci sono differenze con altri stati? Pensi che in futuro ci sarà più visibilità per questa disciplina?

Per il momento questo sport sta crescendo molto. Ogni anno che passa mi sto accorgendo che alla partenza siamo sempre di più. Molti ciclisti stanno iniziando ad affacciarsi all’ultracycling perché affascinati da queste lunghe distanze. Ovviamente ci sono paesi in Europa come la Svizzera, l’Austria e la Francia che per mentalità e abitudini sono anni luce davanti a noi.

6.      Progetti per il futuro?

Al momento mi sto preparando per la Race Across America. Questa volta voglio fare il “coast to coast”. Visto i costi eccessivi sto cercando di raccogliere fondi per raggiungere il budget ottimale per la partenza. Ovviamente per noi europei i costi sono esorbitanti e spero di riuscire a partecipare. Sarebbe il coronamento di un sogno.