Questa è la storia di un sogno straordinario nato dalla passione e dall’esperienza di un uomo che si è posto come obiettivo principale quello di dare un’altra chance a ragazzi che nella vita hanno commesso degli sbagli entrando nel circuito penale. Attraverso lo sport e il mare, Simone Camba, velista esperto e poliziotto, ha ideato “La rotta della legalità”, un progetto socioriabilitativo che offre la possibilità ai minori di guardare la vita con occhi diversi e ricolmi di speranza.

Come è nata l’associazione NewSardiniaSail e il progetto “La rotta della legalità”?

Vado per mare da circa vent’anni nei quali ho maturato moltissima esperienza. Il mio mondo è quello delle regate, in particolar modo, quello delle barche veloci. Fin da subito cercavo di seguire qualche grande equipaggio così da poter arricchire il mio bagaglio personale e crescere sempre di più. Diciamo che ci fu una vera e propria svolta quando conobbi Andrea Mura ed entrai nel suo team. Il mio compito era quello di aiutarlo nel preparare la barca per le competizioni. Da lì ho elaborato l’idea di fondare una mia associazione sportiva. Ecco come nacque NewSardiniaSail.

Lo step successivo fu la creazione del progetto “La rotta della legalità”. Lavorando nella Polizia di Stato, un giorno fui contattato da alcuni miei colleghi con sede sul Lago di Garda e a Savona. Loro avevano avviato alcune attività sociali per ragazzi con problematiche penali e mi chiesero di fare lo stesso. Da lì è partito tutto!

Che genere di ragazzi seguite? Quali sono i vostri progetti per il sociale?

La rotta della legalità è un progetto dedicato a tutti i minori che hanno avuto problematiche con la giustizia e sono tutti a carico al Dipartimento della Giustizia Minorile della Sardegna e dei Servizi Sociali per i minori di Cagliari. Sono ragazzi che in qualche modo hanno commesso un reato e noi offriamo loro un impegno che dura circa 11 mesi. Questo, diciamo, è la colonna portante di NewSardiniaSail, ma interagiamo anche con chi ha disabilità sia fisiche che mentali dedicando loro diverse tipologie di attività. Siamo un’associazione sportiva rivolta principalmente al sociale in tutte le sue forme.

Come fanno i ragazzi ad entrare in contatto con “La rotta della legalità”?

Noi siamo accreditati con il Tribunale dei Minori e il Dipartimento di Giustizia minorile. Infatti, per poter avere in carico questi ragazzi dobbiamo avere prima di tutto il loro benestare. Ormai si è creato un rapporto di collaborazione attiva tra le parti. Di solito, verso settembre, veniamo convocati e spieghiamo loro la nostra programmazione e gli obiettivi principali del nostro progetto. Successivamente i Servizi Sociali ci fanno conoscere i nuovi ragazzi che da quel momento iniziano a lavorare con noi. La Rotta della Legalità, come detto prima, è un’attività sociale annuale: inizia a settembre e termina in agosto.

Qual è l’aiuto concreto che può dar loro la vela?

Sicuramente quello più importante è la disciplina. Nello sport, in particolar modo nella vela, se non sei costante e non ti impegni non otterrai mai un risultato concreto. Questo è dunque uno dei valori che cerchiamo di trasmettere. Poi stiamo parlando di un’attività di squadra, si lavora in un equipaggio e c’è bisogno di collaborazione. Non può esistere il singolo, ma la collettività. Secondo me questi aspetti sono fondamentali per la loro crescita. Ovviamente non lavoro solo io al progetto, ma ho una serie di velisti che raccontano le loro esperienze via mare. Non si parla esclusivamente di tecnica quanto, invece, di trasmettere il senso della vita.

Per il momento quanti ragazzi hai aiutato con il tuo progetto? Quali i risultati raggiunti?

Abbiamo iniziato nel 2013 e ad oggi abbiamo aiutato circa una sessantina di ragazzi ottenendo da tutti dei bellissimi risultati. Non bisogna infatti dimenticare il contesto e le situazioni tristi da cui provengono. Devo ammettere che ogni volta mi rimane impresso come siano arrivati da noi completamente senza passioni. Molti hanno abusato di sostanze stupefacenti per anni e quindi il loro cervello non ha più voglia di ricercare emozioni e stimoli e si lascia andare ad un piacere immediato. In questi casi specifici è già un grandissimo traguardo trasmettere loro qualcosa che cerchi di riaccendere questa fiamma spenta. Ovviamente ci sono alcuni minori che prendono molto seriamente questa seconda opportunità e si riabilitano completamente. Molti non hanno più commesso reati, hanno trovato un lavoro onesto e messo su famiglia.

Quanti di loro rimangono nell’ambiente della vela?

È bello vedere come, alla fine di questo percorso, si è riusciti a trasmettere così tanto che alcuni di loro decidono di rimanere ancorati a questo mondo. Di tutti i ragazzi che abbiamo aiutato circa il 15% è ritornato da noi o comunque lavora nel campo della nautica o presta servizi ad altri circoli velici. Queste sono veramente grandissime soddisfazioni.

Quali sono gli obiettivi principali raggiunti e quelli invece futuri?

Uno dei miei più grandi desideri è quello di crescere a livello di associazione sportiva. Potermi permettere un domani di assumere questi ragazzi e aiutarli anche dal punto di vista economico. Questo diciamo è l’obiettivo più grande che ho in mente. Non so come, ma ce la farò! Per quanto riguarda invece i traguardi raggiunti posso felicemente affermare che sono davvero tanti. Siamo in pochi ad aver inserito le regate agonistiche all’interno del progetto sociale. Quest’anno, per esempio, abbiamo partecipato, insieme a Francesco Cappelletti, alla RomaXdue, la competizione madre del campionato offshore italiano. In tale occasione i ragazzi ci hanno aiutato a sistemare e a preparare la barca. Il podio conquistato è soprattutto grazie a loro!