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Parkour da addestramento militare a simbolo di libertà

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Il Parkour è nell’immaginario collettivo uno sport simbolo di libertà e proteste. Infatti il più delle volte i suoi praticanti si esibiscono in prove non autorizzate rischiando anche di finire nei guai. In realtà questo sport è nato in un ambiente rigoroso e ligio alle regole: quello militare.

Il Parkour e la sua storia

Il Parkour è l’evoluzione del metodo di allenamento sviluppato da Georges Hébert, ufficiale della marina francese, che lo applicava nell’addestramento dei suoi allievi. Oltre ad essere una disciplina completa dal punto di vista atletico, infatti, il Parkour insegna a superare gli ostacoli che l’ambiente circostante ci pone dinanzi. Cosa c’era di meglio per addestrare militari che avrebbero dovuto affrontare scenari di guerra dove gli ostacoli erano all’ordine del giorno? I principi dettati da Hébert si rifacevano al cosiddetto “metodo naturale” sviluppato dallo stesso ufficiale francese dopo una missione in Africa nella quale rimase impressionato dallo sviluppo fisico e dall’abilità nel muoversi dei popoli indigeni. Hébert, infatti, annotò nel suo diario: «I loro corpi erano splendidi, agili e flessibili, abili, robusti e resistenti e non avevano avuto alcun istruttore atletico a formarli, solo la loro vita nella natura».

Il metodo naturale e il Parkour

Gli insegnamenti di Hébert furono particolarmente importanti per tutti i corpi militari francesi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Il metodo naturale – “essere forti per essere utili” – divenne il sistema standard di formazione fisica militare francese. Negli anni ‘80, David Belle, figlio del pompiere parigino Raymond Belle, memore dei racconti e dei ricordi sull’addestramento paterno sviluppò proprio sui principi di allenamento di Hébert l’odierno Parkour.

Il Parkour da addestramento a simbolo di libertà

Come è diventato però il Parkour il simbolo di libertà e controcultura che è oggi? Non è semplice dirlo, ma già verso la fine degli anni ‘80 a molti praticanti cominciarono a star stretti i percorsi urbani “leciti” come i parchi e i giardini pubblici. Allora qualcuno cominciò ad alzare la posta, anche per provare il brivido del proibito, e iniziò dapprima a saltare sui tetti, con gli evidenti problemi di sicurezza propria e altrui, e poi a scalare monumenti famosi. Soprattutto grazie a queste pratiche il Parkour si guadagnò il suo status di sport “alternativo” e probabilmente la sua diffusione ne risentì positivamente.

Francesco Papa