Diventato una vera e propria icona delle Olimpiadi del 2016 per via dei suoi baffetti, Giovanni è considerato uno dei migliori canoisti nella specialità Slalom K1. Classe ’92 e una finale olimpica alle spalle, il giovane campione italiano si è infatti riconfermato quest’anno tra i 10 più forti al mondo classificandosi all’ottavo posto ai mondiali di Rio de Janeiro nel 2018.

1.      Come mai hai scelto il kayak come sport? Che cosa ti affascina particolarmente?

Fino a 12 anni ho praticato più sport tra cui il karate e il basket. Poi il kayak ha avuto il sopravvento. È una disciplina in cui si è a contatto con la natura. Sei immerso in una dimensione unica. È una sensazione fantastica navigare i fiumi e mi sono innamorato proprio della combinazione delle onde con i salti.

2.      Quante ore ti alleni al giorno? In che cosa consistono i tuoi allenamenti?

In media mi alleno due volte al giorno per circa due ore. Di solito riusciamo ad alternare la palestra con lunghe sedute di canoa in acqua piatta per migliorare la base aerobica. Ovviamente in prossimità delle gare mi focalizzo principalmente sulla velocità e sulla tecnica curando in particolare l’impostazione del kayak.

3.      Che differenze hai riscontrato nella preparazione di una gara rispetto all’allenamento in vista per le Olimpiadi?

Le Olimpiadi sono una gara a parte. Tutte le energie del 2016 le ho concentrate nella preparazione a quell’evento. Le altre stagioni sono completamente diverse. Sono più lunghe e si fissano più obiettivi. L’impegno è spalmato su tutto l’anno e la preparazione è ad ogni modo stressante. Dopotutto quando ci si mette in testa uno scopo ambizioso si fa il possibile per arrivare alle gare senza avere rimorsi.

4.      Cosa significa per te aver partecipato a RIO 2016? Te lo saresti mai immagino che un giorno ci saresti riuscito? Che sensazioni hai vissuto durante la tua prima Olimpiade?

Partecipare a Rio è stata un’emozione unica, un’esperienza che mi ha aiutato prima di tutto a maturare e poi a chiarire i miei obiettivi. Sinceramente credo sia il sogno di ogni atleta e per me è stato un punto di partenza per capire dove voglio veramente arrivare. Certamente ho provato anche emozioni contrastanti tra di loro. In effetti non essere riuscito ad esprimere il mio potenziale in finale mi ha lasciato l’amaro in bocca.

5.      Come è stato il tuo post Rio? Ti sei preso una pausa o hai ripreso subito ad allenarti?

Appena finite le Olimpiadi ho avuto una specie di calo di tensione. Mi sono accorto di aver chiesto molto al mio corpo e quindi necessitavo di riposo. Per questo motivo mi sono preso due mesi di pausa, giusto per staccare un po’ dal kayak. Quell’anno infatti sono ripartito a Novembre. È difficile rimanere fermi a lungo. Rio mi ha regalato davvero troppe emozioni e nuovi obiettivi da raggiungere.

6.      Progetti per il futuro?

In testa per il momento ho un solo obiettivo: Tokyo 2020. Voglio arrivarci al top così che possa raggiungere ottimi risultati e possa finalmente dimostrare a tutti di che pasta sono fatto.