Da qualche anno a questa parte, il padel è diventato una delle attività più in voga non solo a Milano, ma in tutta Italia. A parlarci di questa “nuova” disciplina è stata proprio Valentina Beltrami, maestra certificata di secondo livello che lavora presso il City Padel Milano. Insieme a lei ci siamo addentrati in questo curioso mondo cercando anche di capire come mai questo sport streghi sempre più italiani.

Ciao Valentina, come ti sei avvicinata a questa disciplina?

La mia avventura è iniziata quindici anni fa quando ho conosciuto Gustavo Spector, l’attuale allenatore della nazionale maschile di padel. Era venuto in Italia per insegnare tennis e io ai quei tempo lo praticavo. Ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Nel frattempo, lui aveva iniziato ad installare i primi campi di padel e a coinvolgere tutti i suoi amici. Così è nata questa passione per uno sport che prima non conoscevo. Mi ha stregata al punto da voler diventare maestra.

Cosa ti piace del padel? Come si distingue dal tennis?

Il padel è coinvolgente e ti senti sempre dentro al gioco. Non ci sono tempi morti e sfrutta la reattività, la prontezza e l’intelligenza dell’avversario. È uno sport che oserei dire di squadra piuttosto che individuale. La coppia per vincere deve essere affiatata e proprio per questo lo accomuno di più a discipline di squadra piuttosto che al tennis. Va molto di strategia, più diventi bravo e più impari a conoscerlo.

Visto che sei un’allenatrice. Generalmente che corsi tieni?

La mia carriera come allenatrice è iniziata con tante lezioni private presso il City Pader, uno dei centri di riferimento sportivo non solo milanese e della Lombardia, ma anche di tutta Italia. In pochi mesi le richieste triplicarono creando una lunga lista d’attesa. Questo mi ha portato a cambiare un po’ le dinamiche di allenamento formando dei gruppi di otto allievi per un’ora e mezzo. La formula vincente è infatti quella di dividere l’attività in due: una prima parte di preparazione tecnica e una di partita.

Di solito che tipologia di persone aderiscono a questi corsi?

Manca ancora la fascia giovanile, ma credo arriverà presto. Dopotutto chiunque si avvicina al padel si appassiona in fretta. Chi gioca è per lo più un adulto di fascia dai 50 in giù. Abbiamo molti giovani tra le nostre file, tutte persone che non vedevo da tempo nel mondo del tennis. In effetti lì o sei agonista o abbandoni subito, qua, invece, con il fatto che è una disciplina socializzante, tutti rimango particolarmente coinvolti.

Com’è visto il padel in Italia? Abbiamo ancora molto da imparare rispetto agli altri stati europei?

In Italia ci sono due linee di pensiero. Da una parte abbiamo i tennisti che vedono questa disciplina come una brutta copia della propria, dall’altra invece abbiamo tutti coloro che, avendo provato anche il padel, lo mettono in pole position. Il motivo è semplice, ti diverti molto di più fin dalla primissima lezione

Sicuramente siamo un po’ più indietro rispetto a nazioni come la Spagna e il Portogallo, ma completamente in linea con gli altri paesi europei. La federazione ha investito parecchi soldi in questa nuova disciplina e sta cercando di sponsorizzarla in ogni dove. Diciamo che per un bel po’ di anni sentiremo parlare di questo sport.

Progetti futuri?

Avendo studiato Scienze Motorie il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di poter gestire un centro sportivo multisport. Creare un ambiente familiare, piacevole e ricco di iniziative che si focalizzi di più sul dilettantismo piuttosto che sull’agonismo.