Avevo solamente quattro anni quando mia madre mi portò per la prima volta in palestra per una lezione prova di ginnastica artistica. Mai avrei pensato che questo sport sarebbe diventato così importante nella mia vita. Ad essere sincera non mi ricordo nemmeno come sia nata questa passione. Dopotutto quando inizi a fare attività fisica così giovane non realizzi nemmeno quale sia il vero motivo che ti spinge ad andare avanti.

Perché sono diventata una ginnasta?

Credo che per i primi tempi andassi là perché c’erano le mie compagne dell’asilo. Ad un certo punto, quando gli allenatori hanno visto in me una possibile ginnasta, è cambiato tutto: sono stata spostata dai corsi base all’agonismo, gli allenamenti da due sono diventati sei e lo sforzo muscolare è aumentato di conseguenza. A partire da quel momento non ho più smesso di saltare, fare ruote e stare a testa in giù.

È uno sport per duri

È indubbio che la ginnastica artistica non possa essere uno sport per tutti. A differenza delle altre discipline tende ad essere particolarmente selettiva basandosi esclusivamente su alcune doti innate. È brutto dirlo, ma se non sei particolarmente elastica, coordinata e piena di grinta questo sport diventa stressante. È una continua sfida contro se stessi e contro le tue paure così che tu possa finalmente avvicinarti alla perfezione. Quindi se non hai il giusto carattere, questo percorso diventa solamente controproducente. Per esempio, ogni elemento che impari al corpo libero dovrà poi essere riportato sulla trave. Se hai già il terrore delle altezze questo passaggio sarà fonte solamente di preoccupazioni e di possibili infortuni.

La bellezza di questo sport

Quando vedi una gara alla televisione, spesso le Olimpiadi, rimani ammaliato da come le ginnaste riescano a fare movimenti strabilianti senza mostrare la minima fatica. I loro enjambée, salti mortali e capovolte sono splendidi da vedere, ma richiedono mesi e talvolta anni di duro allenamento. Quello che viene compiuto in una frazione di secondo in realtà nasconde dietro tutta la fatica, le cadute e, talvolta, i pianti che sono serviti per realizzarlo. Devo ammettere però che la soddisfazione di esserci finalmente riuscita è a dir poco impagabile. In quel momento capisci che il tuo corpo riesce veramente a fare cose inimmaginabili di cui  solo il tuo allenatore ne era a conoscenza.

Costa molti sacrifici

Il mio percorso da atleta non è sempre stato perfetto. Finché sei piccola non ti accorgi di quanti sacrifici ti costi la ginnastica artistica. Mi ricordo che alle elementari uscivo da scuola con l’unico pensiero di correre in palestra con una voglia matta di allenarmi. Quando inizi così presto impari fin da subito a gestirti la giornata evitando di rimandare quello che sai che deve essere fatto.

Poi però arriva l’adolescenza, il periodo più brutto di tutti, e inizi a renderti conto dello sforzo immane che ogni giorno ti viene richiesto dal tuo insegnante. Devi allenarti sei volte alla settimana e quando vorresti riposare sei magari convocata ad un allenamento regionale oppure ad una gara. I tuoi compagni di classe iniziano ad uscire e tu purtroppo devi andare in palestra. Ci sono momenti in cui ti sembra che i tuoi amici ti escludano, ma alla fine se vuoi raggiungere veramente i tuoi obiettivi devi dare tutta te stessa.

Per fortuna, in questa disciplina, ogni sforzo che fai viene ripagato dagli ottimi risultati. Quest’anno per me è stato un anno difficile. La prima liceo ha portato numerosi cambiamenti facendomi affrontare anche alcune situazioni di crisi. Grazie ai miei allenatori però sono riuscita a superare il tutto e l’aver vinto il campionato nazionale mi ha dato maggiore stimolo nel continuare a fare quello che più mi piace.