Non solo calcio, ma anche volley, basket, pattinaggio artistico, hockey e baskin. Questo è il ventaglio di offerta che la Polisportiva San Giacomo offre sul territorio novarese.

Se siete di Novara sicuramente conoscerete la Polisportiva San Giacomo, una realtà no profit nata all’interno della Parrocchia Madonna Pellegrina negli anni ’50. Dopo anni in cui si è praticato prevalentemente calcio, nel 2013 ha accolto tra le sue file anche il basket e la pallavolo fino ad arrivare ad oggi a sei diverse discipline con l’inserimento del pattinaggio artistico, l’hockey e il baskin.

Fermamente convinti che lo sport sia la terza agenzia educativa, dopo famiglia e scuola, ritiene fondamentale i contatti con il territorio e le istituzioni. Proprio per questo si propone come valido interlocutore e promotore di iniziative anche di carattere sociale.

Quali sono i valori che cercate di dare ai ragazzi?

La nostra polisportiva si rivolge quasi esclusivamente al settore giovanile dilettantistico ritenendo lo sport non fine a se stesso e quindi rivolto alla vittoria, ma un mezzo importante per un fine più alto. L’obiettivo è quello di far crescere i ragazzi in maniera serena e consapevole che sappiano vivere in modo civile e coscienzioso, nel rispetto delle differenze e capaci di superare le difficoltà che la vita può presentare.

Quanti iscritti ci sono? A che tipologia di gare partecipate?

Contiamo più di 700 tesserati, tra atleti e dirigenti, che si suddividono in sei diverse discipline. Per il momento la sezione più numerosa è il calcio con 150 giovani sportivi divisi su più categorie dai 5 ai 16 anni. Per scelta abbiamo deciso di non avere una prima squadra perché vogliamo concentrarci sul settore di base così da diventare Scuola Calcio Certificata. A seguire c’è il volley che per la prima volta affronta la serie D, un campionato nettamente più tosto del solito.

Il lavoro che facciamo sul basket è davvero importante. Da un lato infatti con il settore agonistici si riesce a giocare nel campionato Gold e dall’altro si svolge un eccellente lavoro sociale sul territorio. Accanto all’attività istituzionale questo settore è poi presente nelle scuole organizzando tornei interscolastici e di conseguenza aggregazione tra scuole diverse.

Tra le sei discipline figurano anche il pattinaggio artistico, un gruppo ecclettico e frizzante, e l’Hockey, un settore in netta crescita. Il primo è uno sport che richiede davvero tanto impegno, determinazione e spirito di sacrificio e quest’anno abbiamo anche un atleta emergente convocata in Nazionale. Per quanto riguarda invece il secondo siamo avviando una collaborazione con il CONI e il MIUR per creare attività ludica motoria nelle scuole primarie e secondarie oltre ad aver siglato una collaborazione con Accademy Vercelli per accrescere le nostre competenze e dare uno sbocco ai nostri atleti. Infine, c’è il Baskin che per noi è magia!

Portare avanti una polisportiva di questo genere è un lavoro davvero impegnativo. Quali sono gli onori e gli oneri?

Gli onori sono la nostra presenza e il riconoscimento della nostra realtà sul territorio che ci permettono un dialogo franco e costruttivo con l’Amministrazione, le federazioni, gli Enti ma anche le associazioni del territorio. Gli oneri sono sicuramente le responsabilità che questo comporta. L’essere veri e credibili. Essere concreti e concentrati su quello che vogliamo essere. Lo sport è talmente importante per i ragazzi, oggi forse più di ieri che non possiamo deluderli. Dobbiamo essere testimoni credibili. Non è sempre facile anche perché i ritmi della polisportiva non sono sempre tutti allineati.

Le singole discipline vivono le necessità e le impellenze della stagione sportiva, che per forza di cose, non è solo fatta di pratica sportiva, ma spesso molto rallentata dalla burocrazia federale. Polisportiva invece ha bisogno di una programmazione di più ampio respiro per poter progettare, creare rete e relazioni. Si vorrebbero vedere i risultati subito, invece prima bisogna investire, anche con sacrificio, per poi poter raccogliere i frutti.

Qual è la sfida più grande che una Polisportiva deve affrontare?

Secondo me è quello di trovare il giusto equilibri tra la quantità e la qualità. Chiaramente, come per tutte le realtà sportive, anche di una sola disciplina, l’aspetto economico è importantissimo. Riuscire ad avere il numero giusto di atleti per poter raggiungere un pareggio di bilancio. Oggi è sempre più difficile viste le tante famiglie che versano in condizione di disagio. A questo bisogna sempre dare maggiore qualità e professionalità. Tanto nell’ambito sportivo quanto in quello dirigenziale.

Quest’anno per dare sostegno e rinforzo ai nostri responsabili abbiamo anche inserito la figura dello Psicologo dello Sport. Alle volte dobbiamo dedicare talmente tanto tempo all’extra, che la vera natura di associazione sportiva sembra passare in secondo piano. Ovviamente non è così ed è per questo che stiamo cercando di affinare sempre di più la nostra struttura in modo che i responsabili tecnici possano concentrarsi solo sull’attività, mentre la segreteria e i referenti tenere le relazioni con l’esterno e con Polisportiva. La nostra fortuna sono i partner, amici disposti ad aiutarci e sostenerci, ma non sempre sono sufficienti.

Qual è la chiave del vostro successo?

Senza ombra di dubbio la lungimiranza del nostro Presidente. Una volta l’ho sentito definire “Pioniere”, in altri casi “sognatore”. Queste due caratteristiche fuse danno una spinta propulsiva a tutta polisportiva Sergio ha fin da subito capito che se si vuole crescere bisogna aprirsi all’esterno. Saper delegare è importante. Poi bisogna anche avere la fortuna di avere accanto le persone giuste. Una su tutte è Michele Orlando, al suo fianco ormai da più di 35 anni di San Giacomo. Oltre a lui, ovviamente le persone che lo circondano, che credono in quello che fanno. Bisogna essere anche disposti a fare dei sacrifici per Polisportiva. Che giorno dopo giorno donano qualcosa di sé ai ragazzi e alle famiglie.

Il vostro presidente ha vinto uno dei premi più importanti come cittadino novarese. Cosa significa per voi questo premio?

Riprendo un po’ la domanda di prima. È un onore, ma anche un onere. Un onore per noi che abbiamo la fortuna di lavorargli accanto perché questa onorificenza l’ha condivisa con tutti noi e con quelle persone che oggi non ci sono più ma che sono passate in san Giacomo lasciando il loro segno. È emozionante pensare di poter avere un simile riconoscimento lavorando con e sui ragazzi attraverso lo sport. È una responsabilità enorme.

Non è sempre facile perché ci relazioniamo con sport diversi tra di loro, che a loro volta convogliano atleti e famiglie con aspettative diverse. Come è consuetudine, le critiche sono sempre più “rumorose” dei complimenti. L’importante è non avvilirsi e farne tesoro per migliorarsi. Quello che posso affermare con certezza è che sempre più, al nostro interno ci stiamo attrezzando per elevare il nostro grado di professionalità

Come è nata l’idea di aprirsi anche al sociale? Ci sono altre realtà simili a Novara?

È stato un passaggio piuttosto naturale nella crescita di polisportiva. Ampliando lo sguardo vedi che ci sono tante realtà attorno a te che hanno delle affinità, magari non nell’oggetto istituzionale, ma nelle persone, nel cuore di partecipa. Adesso ad esempio siamo partner in un progetto con ANGSA, in passato abbiamo collaborato con Abio e con Le Voci di Novara. In comune abbiamo i bambini e i ragazzi e di conseguenza le famiglie. Noi crediamo che anche il solo fare sport sia già un’attività sociale perché attraverso la disciplina sportiva si dà l’opportunità di esprimersi e di avere un riscatto personale.

Nel nostro modo di fare sociale c’è però anche totale apertura alle proposte esterne. Siamo presenti alle attività del Comune, partecipiamo in maniera attiva alle proposte sportive ma anche culturali. Portiamo le nostre conoscenze. In questo forse siamo “diversi”, perché non ci fermiamo al semplice partenariato sportivo, ma siamo a stretto contatto con la Diocesi. Abbiamo punti di riferimento all’Università Cattolica, partecipiamo a bandi con Ciesseti, abbiamo svolto attività con Legart, una galleria d’arte. Poi ovviamente, c’è il Baskin…

Come mai la scelta di praticare il Baskin? Come è nato il progetto?

Baskin era presente a Novara nelle scuole seguito dall’ anima prorompente di Roberto (Bob) Rattazzi. Essendo alta la richiesta su Novara di una squadra, Bob, già Presidente, tra le altre cose di Pianeta del Clown, ha fatto conoscere questo mondo a Ferrarotti e a noi che lavoriamo con lui. Ne siamo rimasti stregati perché rappresenta l’essenza più vera dell’inclusione.

Il Baskin è una attività sportiva che si ispira al basket ma ha caratteristiche particolari ed innovative. Un regolamento, composto da 10 regole, ne governa il gioco conferendogli caratteristiche incredibilmente ricche di dinamicità e imprevedibilità. Questo sport è stato pensato per permettere a giovani normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra senza nessuna distinzione di sesso o età.

In questa disciplina non è l’atleta che si adatta allo sport ma è lo sport che si plasma sui suoi atleti, con un regolamento che si basa sulle reali capacità del giocatore. Assistendo ad una partita di Baskin si assapora competizione, adrenalina, passione, voglia di fare. Non esistono pietismi o facilitazioni. Ognuno può sfidare i propri limiti e migliorare. C’è un clima allegro, fatto di cameratismo e reciproco sostegno. Oggi noi contiamo su 40 atleti, una coach eccezionale, Sara Gaspari, ex atleta professionista, e 11 volontari.

Quali sono i progetti futuri?

Abbiamo scelto alcuni progetti su cui focalizzare le nostre attività nelle prossime tre stagioni. Innanzitutto, continuare con i progetti nelle scuole in modo da poter far pratica sportiva. A partire dall’estate 2019 abbiamo inaugurato un centro estivo inclusivo a costi accessibili a tutti. Il progetto mira a far conoscere l’importanza della attività sportiva nella crescita e nello sviluppo del bambino. La multidisciplinarietà che possiamo offrire attraverso le nostre sei discipline, fornisce l’opportunità di fare diverse esperienze motorie, aiutando poi la scelta della disciplina più appropriata alle caratteristiche e alla personalità del bambino.

Il sogno è quello riuscire un giorno ad avere una struttura tutta nostra. Uno spazio tutto nostro ci consentirebbe di promuovere, attraverso lo sport, occasioni di inclusione sociale e di sensibilizzazione attraverso la costruzione di reti informali che coinvolgano in progetti concreti e di varia natura semplici cittadini, istituzioni, scuole, oratori, centri giovanili e centri per anziani, CRAL, Associazioni.