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Sea Kayak sì, ma Greenland style

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Antiche tradizioni in kayak o moderne meditazioni sull’acqua?

Nell’ultimo ventennio si è affermato nella comunità globale dei sea kayaker il cosiddetto Greenland style, Ma che cosa significa esattamente Greenland style? Provo a rispondere a questa domanda che ha a che fare con la cultura, le tecniche e le tradizioni Inuit della Groenlandia.

Il kayak veniva utilizzato dai cacciatori Inuit che attrezzavano il proprio kayak per la caccia alla foca. Tutto veniva utilizzato della foca: la pelle nell’abbigliamento, la carne come cibo, il grasso come combustibile, illuminazione, riscaldamento e come lubrificante e impermeabilizzante, le ossa per ricavarne strumenti di vario genere di uso quotidiano, dai componenti per attrezzare i kayak o le slitte, ai giochi per bambini, dagli utensili e accessori domestici agli oggetti artistici e ornamenti. Un’intera famiglia poteva sopravvivere per diverso tempo solo grazie a una preda cacciata grazie al kayak. Il kayak permetteva di muoversi in acque ingombre di ghiaccio, sbarcando su iceberg e growler per imbarcarsi nuovamente e di continuo, se necessario, senza mai doversi fermare e raggiungere agevolmente acque più lontane e favorevoli anche per la pesca dell’Ippoglosso, del Salmone, del Salmerino artico e di molti altri pesci.

Il kayak rappresentava quindi davvero un anello fondamentale nell’organizzazione della vita e del sostentamento delle famiglie. Il cacciatore si spostava solitamente da solo e doveva quindi essere un ottimo marinaio per non farsi sorprendere dai cambi delle condizioni. La tecnica per controllare e mantenere la velocità, la stabilità e la rotta del kayak con il minimo dispendio di energia erano fondamentali per poter garantire navigazioni lunghe e sicure e per evitare il sudore che gelando avrebbe costituito un pericolo. 

In caso di rovesciamento il kayaker doveva essere in grado di tornare in assetto di navigazione senza dover uscire dal kayak perché un’uscita dal kayak a nuoto sarebbe stata mortale nelle acque dell’artico. Ecco perché oltre alle tecniche di pagaia per controllare la velocità, la stabilità e la rotta i kayaker Inuit avevano messo a punto numerosissime tecniche per recuperare la posizione in seguito a un rovesciamento: oggi queste tecniche vengono riunite sotto l’unico termine roll. Dovevano poterlo fare con una mano infortunata, senza la pagaia, sostituendola con altro o solamente con l’aiuto delle mani e poi ancora secondo un movimento con il busto che, partendo dalla coperta di prua, tira indietro fino a posizionarsi sulla coperta a poppa, ma anche con il busto che parte da una posizione molto allungata sulla coperta di poppa e spinge in avanti, fino ad appoggiarsi sulla coperta avanti, ecc.

Oggi, tutte queste tecniche sono state recuperate, approfondite, descritte nel dettaglio e fanno parte di quel bagaglio di tradizioni e cultura intorno al kayak, la più antica barca rimasta uguale a se stessa nei millenni, che le rendono così emozionanti, primordiali, semplici ma allo stesso tempo complesse, assimilandole, a volte, a una vera e propria meditazione sull’acqua. Questo è Il kayak Greenland style.

Nel video vediamo il Balance Brace, che ci permette di galleggiare sull’acqua senza fare alcuno sforzo per riposare e distendere la schiena. Poi vediamo uno Storm Roll, un roll che permette di recuperare la posizione velocemente stando bassi sull’acqua in condizioni di burrasca, e poi vediamo un Hand Roll eseguito, appunto, senza l’utilizzo della pagaia. Pensiamo che le comunità Inuit avevano sviluppato oltre 30 tecniche diverse per eseguire il roll!

Guido Grugnola