È scattata il 12 maggio la prima edizione del Giro E, il primo grande Giro elettrico della storia. Un corsa di tutto rispetto con le sue 18 tappe, 1829 chilometri e ben 43.546 metri di dislivello. Sarà il primo evento di rilevanza mondiale dedicato alle bici a pedalata assistita. Vista la concomitanza con il Giro d’Italia, i sessanta partecipanti del Giro E potranno tagliare il traguardo finora riservato a campionissimi come Nibali, Dumoulin e Froome e salire sul loro stesso podio.

Tutto questo grazie alla bici a pedalata assistita, che rende i tapponi dolomitici o il Muro di Sormano alla portata di ciclisti normali, consentendo loro di godersi il paesaggio senza l’affanno tipico delle bici muscolari.

Una novità assoluta

Si tratta del primo, vero banco di prova per il mondo delle e-road, le bici da corsa a pedalata assistita, e più in generale per la tecnologia elettrica applicata al mondo del ciclismo. La prima manifestazione, a livello mondiale, che pone a confronto le diverse scelte tecniche che stanno alla base dei vari progetti. E quindi anche una fiera del nuovo modo di pedalare che sta conquistando il mondo. Oltre a Pinarello, che con la sua Nytro ha cambiato la nostra percezione verso le bici da corsa elettriche, ci saranno De Rosa, Epowers, Olmo, Trek, Fusion. Filosofie differenti, bici differenti, che per la prima volta saranno su strada fianco a fianco. Tutte saranno limitate nella velocità: massimo 25 chilometri orari.

A ognuno la sua maglia

Nonostante non si tratti di una corsa, alla fine di ogni tappa, sulla base dei risultati delle prove cronometrate, verranno assegnate quattro maglie: Viola per la classifica generale, Arancione per la regolarità, Rossa per lo sprint, Verde per il team più giovane. Ogni tappa avrà una lunghezza variabile, in base alla sua difficoltà, per un massimo di 115 chilometri. La media del dislivello positivo per ogni tappa è di 2.400 metri.

L’Italia protagonista

Infine, nel solco della via tracciata dalla “corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo”, Giro E è un ambasciatore della bellezza dell’Italia e della sua capacità di attrarre i turisti, non solo nelle grandi città d’arte ma anche in quella vasta parte del Paese dove la vita è slow e i luoghi incantevoli.

Solo la poesia del Giro, costruita in 102 anni di sfide epiche, e il motore elettrico delle nuove bici da corsa a pedalata assistita, potevano fare scoccare la scintilla e accompagnare questa nuova carovana in luoghi inaccessibili a ciclisti normali ma di una tale bellezza che non vederli sarebbe un affronto. Una possibilità colta al volo dal team Agenzia Nazionale del turismo che ha invitato giornalisti da tutto il mondo per farli alternare nelle varie tappe e raccontare il Giro e l’Italia in 15 lingue diverse.