L’originaria ambizione dei costruttori di avere il più grande, il più veloce ed il più competitivo superspeedway del mondo divenne realtà nel 1969 con l’apertura del Talladega Superspeedway. Lungo gli oltre 4.200 metri dell’ovale si sono consumati alcuni dei momenti più indimenticabili del motorsport USA quali incredibili vittorie al fotofinish, primati di velocità e innumerevoli Big One, ovvero quei crash che coinvolgono un grande numero di auto.

La caratteristica tecnica che fa più impressione di Talladega è l’inclinazione delle curve, il cosiddetto banking, che raggiunge l’incredibile valore di 36°, il quale rende letteralmente difficile persino stare in piedi. L’equazione banking+lunghezza ha come risultato il raggiungimento di velocità medie elevatissime; proprio a causa di ciò dagli anni ’70 non si corse più con vetture a ruote scoperte, ritenute potenzialmente fin troppo veloci su di un tracciato come questo. Talladega inizia quindi a “specializzarsi” nelle competizioni a ruote coperte, facendo così la propria fortuna e diventando, anno dopo anno, uno degli appuntamenti principali del maggior campionato a livello mondiale riservato proprio alle vetture a ruote coperte: la NASCAR.

La pista è divenuta quindi sempre più un feudo del motorposrt USA, tant’è che la Formula 1 non vi ha mai messo piedi se non con un test svolto dalla Lotus nel 1986, fu un test sui generis in quanto la vettura si esibì non sull’ovale ma su di un circuito interno che sfruttò quello che oggi è il parcheggio.

Negli ultimi anni Talladega ha perso il primato di pista più veloce d’America, andato all’Atlanta Motorspeedway, a causa dei restrittori imposti alle vetture NASCAR onde rallentare le velocità medie, ormai improponibili, raggiunte tra gli anni ’90 ed il nuovo millennio. Nonostante ciò il circuito non ha perso nulla del fascino e del rispetto conquistati nel tempo andando, anzi, ad acquisire tra gli addetti ai lavori la definizione, non poco inquietante, di “circuito più cattivo”.