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Trekking in Val Codera, il paradiso alpino dove solo l’uomo può arrivare

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Una delle più interessanti escursioni è quella della Val Codera che trovasi verso occidente. Un trekking fantastico secondo il CAI

Non è cambiato molto dal lontano 1872 in cui la Val Codera sembrava un luogo fuori da mondo. Ancora oggi, infatti, l’unico mezzo che vi permetterà di raggiungerla sono un buon paio di gambe e fiato da vendere. Non esistono strade carrozzabili per inoltrarsi in Val Codera, solo una mulattiera e una salita a gradoni che mette a dura prova chi non sia ben allenato.

I monti della Val Codera

La Val Codera è una valle secondaria della Valchiavenna, compresa interamente nel comune di Novate Mezzola, in provincia di Sondrio. Vi si trovano i villaggi di Avedée, Codera, Bresciadega, Piazzo, Cii, Cola e San Giorgio di Cola, più conosciuto come Cola Inferiore. La Val Codera confina con la Val Bondasca e la Val Masino, è percorsa, nella sua lunghezza dal torrente Codera che sfocia nel Lago di Mezzola. I monti che la cingono con la loro maestosità sono il Pizzo Badile, il Pizzo Cengalo ed il Monte Gruf. 

Le tradizioni

Tra le attrazioni turistiche della valle ci sono il Museo Etnografico di Codera e il museo “I Noss Regoord” di San Giorgio. Il rivestimento del palazzo municipale di Novate, completato nel 1991, è l’ultima delle opere pubbliche in cui sia stato utilizzato il  caratteristico sanfedelino: rimangono vecchie cave e numerosi abili artigiani della pietra che, con le raccolte al museo di san Giorgio, sono la testimonianza di una presenza che ha reso speciale la Val Codera.

Tra le istituzioni tradizionali vi sono le quattro processioni annuali che si svolgono a Codera nei giorni di San Marco, San Giovanni Battista, Assunzione di Maria e san Rocco, quando le sacre effigi dei santi vengono trasportate per le vie del paese dai confratelli dalla tunica scarlatta.

Il Cammino

Per arrivare in questo giardino dell’Eden, si parte dal parcheggio sterrato che troverete nella località Mezzoalpiano, arrivando da Novate Mezzola (in auto o anche in treno).

Imboccato il sentiero, ci si trova immersi nella frescura dei boschi, ma il sentiero si impenna subito in una lunga serie di tornanti decisamente ripidi e di gradoni scavati proprio nella roccia. Il consiglio è quello di affrontare la salita con calma, perché non ci sono strappi ma un costante innalzarsi ed è difficile, se non si è preparati, mantenere la prestazione costante di gambe e fiato.

Finalmente, si raggiunge l’abitato di Avedée, dove il cammino si fa più ameno e si dipana dolcemente fino a Codera.

I villaggi sono più che altro minuscoli agglomerati dove vivono pochi, appassionati valligiani. Per dare un’idea, nel censimento del 2001, a Codera risultavano esserci 10 abitanti.

Da qui, la valle si apre al sole e ai mille profumi della natura intorno e, continuando il cammino molto più agevolmente, si raggiunge il Rifugio Brasca, un luogo dove il silenzio e la pace aiutano la contemplazione della spettacolare corona di montagne tutt’intorno.

Alla meta

La Val Codera, infatti, costituisce il primo tratto del famoso Sentiero Roma, una delle più classiche Alte Vie delle Alpi che unisce tra loro il Rifugio Gianetti, il Rifugio Bonacossa, il Ponti e l’Omio. Chi si vorrà cimentare in qualche impresa più ardita, avrà solo l’imbarazzo della scelta, ma anche fermarsi qui, e magari pernottare direttamente nel rifugio, ha un grande fascino, soprattutto quando le prime ombre cominciano ad allungarsi e arriva “l’ora violetta” descritta dal poeta T.S.Eliot, quella che fa indulgere ai pensieri e alla meditazione. Il risveglio, poi, è sensazionale: l’aria rarefatta e quasi pungente, le vette accarezzate dal sole, i colori lavati dalla rugiada, tutto, davvero tutto fa apprezzare la fatica dell’essere arrivati fino a qui.

Diceva Gaetano Fracassi, solitario alpinista e scout milanese, nel 1935:” Ho scoperto il paradiso perduto…si cammina nel bosco mentre da lontano compaiono le cime rocciose innevate con il torrente che scroscia impetuoso tra le rocce. Io, lì, sento vicino il Paradiso”. (Tratto da “L’inverno e il rosaio Tracce di scoutismo clandestino, a cura di A.Luppi – Ed. Ancora, Milano)

Un’autentica dichiarazione d’amore, questa, e un invito a inoltrarvi in quel meraviglioso paradiso rimasto immutato fino ad oggi.

Ringraziamo per il contributo iconografico l’Associazione “Amici della Val Codera”, presieduta da Roberto Giardini. L’Associazione, senza scopo di lucro, da oltre 40 anni si occupa di promuovere, conservare e proteggere il territorio di questa splendida valle. 

Maria Rosa Marta