Questa è la storia dell’Uragano, l’uomo che le autorità hanno accusato di qualcosa che lui non ha mai fatto. È questo il punto attorno a cui ruota Hurricane, canzone scritta da Bob Dylan nel 1975 basandosi sulla triste disavventura di Rubin Carter, pugile degli anni ’60 accusato ingiustamente di un triplice omicidio che lo condannò all’ergastolo nel 1967, trascorrendo più di vent’anni in carcere prima di essere riconosciuto innocente.

Chi era Rubin Carter

La sua carriera sul ring durò dal 1961 al 1966, dopo essersi interessato alla boxe in gioventù, passata tra l’esercito e la detenzione, tra il riformatorio e il carcere, cui fu condannato per quattro anni. Una volta rilasciato, però, il desiderio di boxare era ancora vivo dentro di lui: divenne così pugile professionista e si caratterizzò per pugni potenti e metodi aggressivi, accompagnati a un atteggiamento intimidatorio.

Il mito a metà di Hurricane Carter - Indiscreto

Tutto questo lo fece ben volere dai fan della boxe, che lo soprannominarono Hurricane (da cui il nome della canzone di Dylan). La sua carriera durò solo cinque anni, ma si fece notare battendo alcuni noti pugili come Florentino Fernandez o Gomeo Brennan, che lo fecero salire nel giro degli aspiranti al titolo, fino a battere per KO tecnico anche il campione Emile Griffith, tuttora riconosciuto tra i migliori di sempre. Dopo aver perso però un incontro con Joey Giardello, altro aspirante al titolo, iniziò per Carter una parabola discendente fino alla fine della sua breve carriera, chiusa nel 1966 con 40 incontri, di cui 27 vinti.

L’accusa di omicidio

Tutto questo però passò in secondo piano quando fu accusato dell’omicidio descritto in precedenza: siccome l’omicidio, secondo le testimonianze, fu perpetrato da due uomini di colore, ed altri testimoni videro due uomini di colore andarsene dal luogo del delitto su un’auto bianca, identificata come appartenente a Carter, la polizia fermò il pugile e John Artis, il secondo uomo presente con Carter. Nonostante risultassero negativi all’identificazione da parte di un testimone ferito, l’accusa si aggravò quando nell’auto di Carter furono trovate una pistola e soprattutto un fucile dello stesso calibro usato durante l’omicidio.

Dopo sette mesi, a causa di un’ulteriore testimonianza che accusava apertamente Carter e Artis, che si sommava all’identificazione dell’auto e al ritrovamento di armi e munizioni al suo interno, i due uomini furono condannati all’ergastolo, pur continuando a non corrispondere alle deposizioni degli altri testimoni. Da qui cominciò il calvario di Carter, fatto di anni di prigionia, in cui scrisse la sua autobiografia, e tentativi di realizzare un secondo processo, che per molto tempo non si concretizzarono.

La conquista della libertà grazie a Bob Dylan

L’incarcerazione dell’Uragano tuttavia smosse l’opinione pubblica, arrivando al suo apice con la canzone di Bob Dylan, proposta a ogni tappa della sua tournée. Un nuovo processo si ebbe dunque nel 1976, ma anche in questo caso Carter e Artis furono condannati all’ergastolo. Per vedere la libertà i due uomini dovettero aspettare fino al 1988, grazie a un appello alla Corte Federale, che fece decadere l’accusa di omicidio stabilendo che il giudizio sui due uomini fu pesantemente condizionato da pregiudizi razziali.

George Lois on Rubin 'Hurricane' Carter | Design | Agenda | Phaidon

Tredici anni dopo l’appello di Dylan, dunque, the Hurricane ottenne la libertà tanto agognata, e passò il resto della sua vita (spentasi nel 2014) a difendere i diritti dei carcerati, diventando direttore esecutivo dell’Associazione per la Difesa dei Condannati per Errore dal 1993 al 2005, cercando di assicurare agli sfortunati come lui la giustizia che, per oltre vent’anni, gli era stata negata.