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Valutare il “rischio meteo”, per ridurre al minimo il rischio

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Le condizioni meteorologiche, com’è intuitivo, possono fare la differenza tra un’escursione memorabile che sarà ricordata per anni, e una gita da incubo, se non addirittura sul filo del rasoio. 

Se mi si chiedesse, a bruciapelo, quali sono stati i pericoli maggiori corsi in montagna, non esiterei a rispondere: “I temporali in alta quota”. E’ quindi fondamentale imparare a eseguire, per quanto possibile, una “valutazione del rischio meteo”, applicando nel nostro caso la cosiddetta “regola del 3 x 3”, introdotta dal Club Alpino Svizzero a partire dagli anni ’80 del ‘900.

Una “regola” basata su tre filtri successivi, dal reticolo sempre più fine, con l’obiettivo di eliminare, per quanto possibile, gli errori di pianificazione dell’escursione, da quelli più grossolani a quelli più di dettaglio.

Fase 1: pianificazione a casa

Tre quarti del rischio di un incidente in montagna, cioè il 75 per cento, può essere eliminato con una buona pianificazione preliminare a casa, seguendo tre semplici regole:

  • ascoltare e tenere bene in considerazione il bollettino meteorologico ed, eventualmente, quello delle valanghe;
  • pianificare la gita a tavolino, con tanto di analisi della cartina topografica e di una buona guida, nonché di relazione reperibili in rete, definendo i possibili punti critici. Se possibile, consultare un esperto della zona;
  • considerare il fattore umano, ovvero chi sono e quanti sono i partecipanti alla gita, quali sono le loro condizioni fisiche e psichiche, il loro senso della disciplina, la loro affidabilità in situazioni critiche o di maltempo….

Fase 2: pianificazione in zona

Un altro 20 per cento del rischio viene eliminato una volta arrivati in zona, osservando attentamente, scrutando eventuali punti critici con il binocolo, e verificando continuamente le condizioni man mano che ci si avvicina al punto di arrivo.

La domanda fondamentale che dobbiamo porci è: “Vi sono segnali d’allarme?” 

In particolare, occorre valutare tre aspetti:

  • condizioni del tempo ed, eventualmente, della neve e delle possibili valanghe;
  • condizioni del terreno: forme, pendenze, esposizioni, vegetazione…;
  • fattore umano: quali sono le effettive condizioni dei compagni? C’è altra gente sullo stesso itinerario? Quanti sono e dove sono?…

Fase 3: pianificazione sul posto

I quattro quinti del rimanente 5 per cento del rischio vengono eliminati una volta giunti sul posto, osservando attentamente le condizioni. Probabilmente, siamo nel punto chiave della gita, e nuovamente dobbiamo porci tre domande, riguardanti le condizioni specifiche in quel momento:

  • come è cambiato il tempo? Eventualmente, qual’è il quantitativo di neve fresca e l’influsso del vento? 
  • come si presenta effettivamente il terreno? Analizzare cioè la forma, l’esposizione, l’ampiezza, la pendenza del punto più ripido, valutare cosa c’è sopra e cosa c’è sotto;
  • fattore umano: quali sono le condizioni del gruppo? Posso contare sulla disciplina? (Ad esempio, terranno le distanze nell’attraversamento del pendio?). Chi c’è sopra? Qualcuno che potrebbe metterci in pericolo? Chi c’è sotto? Qualcuno che potremmo mettere in pericolo?

Uno per cento: è tanto o poco?

In pratica, rimane quindi una percentuale di rischio pari all’uno per cento, che può ritenersi non eliminabile a priori, ovvero il cosiddetto rischio residuo. E’ tanto o è poco?

Premesso che il “rischio zero” non potrà mai esistere, e che qualsiasi attività umana comporta un certo livello di rischio, occorre ricordare che questo residuo “uno per cento” si concretizza in genere in una situazione critica, che però non sempre deve necessariamente sfociare in un incidente.

E’ chiaro, ad esempio, che un improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche può portare l’alpinista o l’escursionista a sopportare pressioni fisiche e psichiche tali da esporlo a rischi maggiori. Peraltro, egli può sottrarsi a queste situazioni agendo in maniera sensata e idonea al caso specifico. 

In definitiva, occorre saper prendere anche decisioni sofferte e, diremmo, “impopolari”, specie per un capogita, o comunque per chi guida il gruppo:

  • rinunciare ad una gita pianificata; 
  • cambiare obiettivo o itinerario;
  • affrontare un ritorno prematuro.